Il presidente ha firmato. Altro che razzismo, quindi, altro che fascismo. Sergio Mattarella ha emanato ieri sera il decreto scuola che, per un pezzo della sinistra era una specie di preludio all’apartheid scolastica all’italiana; quello sul burqa tra i banchi e sulle «quote» nelle classi.
È uno schiaffo silenzioso - ma sonoro quello che ieri sera è stato assestato alla propaganda e alla vuota retorica dell’opposizione di sinistra. Il Quirinale ha dato così il via libera a un atto varato dal governo la settimana scorsa.
Un atto urgente con forza di legge che vieta il velo integrale nelle scuole e introduce nel nostro ordinamento scolastico, con rango normativo e non solo regolamentare, un tetto del 30% per ogni classe, degli studenti appena giunti in Italia che non parlano (ancora) l’italiano.
Tornato da Milano, il presidente della Repubblica - è quanto ha fatto sapere il Quirinale ieri sera, poco dopo le 21- ha emanato il decreto legge «Misure urgenti per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027, per l’accompagnamento delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) di competenza del ministero dell’istruzione e del merito, per la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico, nonché in materia di formazione superiore e ricerca» autorizzato la presentazione alle Camere del relativo disegno di legge di conversione. Stop alle chiacchiere ideologiche.
È un simbolo importante, lo stop a quei veli integrali che poco hanno a che fare con la religione, e molto con le tradizioni arcaiche e tribali (e patriarcali) che gli integralisti usano con il pretesto della religione - per mortificare le donne. Ed è un problema serio e sentito dalle famiglie, quello dell’apprendimento dei bambini in classi omogenee e in grado di svolgere speditamente il programma scolastico.
Gli stessi sondaggi, non a caso «nascosti» in questi giorni, attestavano che le misure del governo Meloni appena adottate stavano riscontrando il gradimento degli italiani. E non certo per fantomatici riflessi xenofobi o ultra-nazionalisti, ma per la sensazione che una qualche misura la si dovesse adottare, soprattutto in alcuni regioni - quelle del Nord - particolarmente interessate dal fenomeno migratorio. E non è un caso che le manifestazioni di «protesta» di questi primi giorni siano andate deserte, nonostante l’enfasi delle convocazioni: «Nessun bambino è straniero» e via dicendo.
D’altra parte, molti altri governi precedenti - non solo quello di centrodestra, ma anche di centrosinistra - si erano cimentati con il problema di una distribuzione degli alunni non italianofoni nelle classi, e questo già parecchi anni fa - quando il fenomeno dell’immigrazione aveva dimensioni e caratteristiche non paragonabili a quelle attuali. Già nel 1990, un esecutivo guidato da Giulio Andreotti, con Mattarella ministro dell’Istruzione, aveva adottato una circolare simile. E altre ne erano seguite. E ricordarlo non era «provocatorio» ma ragionevole.
E ragionevole è anche il decreto, che d’altra parte era stato, con la presidenza, limato e messo a punto dal ministro Giuseppe Valditara.
Non c’è razzismo e non c’è autoritarismo, dunque. C’è un governo che decide, secondo le prerogative, e un meccanismo istituzionale che funziona. Con la firma di Mattarella.
