Il ministro per i Rapporti con il Parlamento non piace la piega che ha preso il dibattito sul Quirinale 2029. Ha apprezzato la rivendicazione della premier Meloni che vuole infrangere il tabù del Colle feudo intoccabile della sinistra. Male reazioni dell'opposizione, che accusa il centrodestra di smania di potere, riescono ad accendere un politico compassato come Luca Ciriani. «Questa è arroganza, ma chi l'ha scritto che una parte politica non può avere il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio allo stesso tempo? Prodi e Napolitano, Renzi e Gentiloni con Mattarella... È successo e abbiamo tutti continuato a vivere normalmente» si sfoga. Ciriani parla con il Giornale dal suo ufficio al ministero. Per lui una giornata di autentico flipper tra Camera e Senato. Sorride sul suo «pranzo monacale» al ristorante di Palazzo Madama: un piatto di pasta fredda consumato in piedi e un bicchiere d'acqua. Indossa un abito blu navy, camicia a righe sottili azzurrine, cravatta celeste fantasia.
Ministro Ciriani, il Pd continua a parlare di colpo di Stato sulla nuova legge elettorale. Quante possibilità esistono che il Parlamento arrivi a licenziare un testo condiviso?
«Temo sia impossibile e certamente non per una mancanza di volontà del centrodestra che ha cercato più volte il dialogo ma si è vista sempre sbattere le porte in faccia. A questo punto è giusto che gli italiani sappiano che mentre noi vogliamo garantire alla Nazione stabilità, una maggioranza chiara e un presidente del Consiglio che può formare l'esecutivo in tempi rapidi, la sinistra preferisce una legge elettorale, quella attuale, che rischia di dare un risultato poco definito e dunque favorire governi ibridi o tecnici, basati su maggioranze fantasiose che non rispecchiano la volontà popolare. Vogliono un modo per stare al governo anche senza vincere le elezioni, come accaduto in passato».
Il ritorno delle preferenze suscita divisioni nella maggioranza. Lei è favorevole oppure come ministro sceglie un ruolo neutrale?
«Per quasi tutta la mia vita politica mi sono misurato con le preferenze, quindi sicuramente sono a favore. Tuttavia facciamo parte di una coalizione, quindi vedremo se ci sono le condizioni per introdurle o no».
La premier Meloni ha introdotto nell'agenda il tema del Quirinale. Mattarella scade nel 2029 ma si evoca già il sogno di un presidente di centrodestra, impresa mai riuscita neppure con Berlusconi. Ci state ragionando?
«La presidente ha posto un tema di legittimità di una larghissima parte di italiani che non è di centrosinistra. Come ha detto lei chi è di centrodestra non è figlio di un Dio minore ed esistono eminenti profili in grado di ricoprire il ruolo di presidente della Repubblica. Assunto questo, il presidente Mattarella è in carica, parlare del nome del suo successore quando mancano poco meno di tre anni alla scadenza mi sembra irrispettoso ed irrituale».
A sinistra sembrano più pensare a sbarrare la strada al centrodestra al Colle che a scegliere il prossimo presidente del Consiglio. Chi fa parte dell'establishment è terrorizzato di cedere il Quirinale, come ha detto la premier?
«Io penso che ritenere il Quirinale una sorta di proprietà privata come fa la sinistra, sia profondamente antidemocratico. Dove è scritto che il presidente della Repubblica italiana non possa avere un orientamento di centrodestra? Suggerirei al centrosinistra, invece di attaccare Giorgia Meloni con tesi fantasiose, di concentrarsi sulla loro proposta programmatica per l'Italia, visto che non hanno nulla in comune se non l'essere contro di noi. Peraltro credo che l'ultimo pensiero di Giorgia Meloni in questo momento sia quello del Colle».
Fratelli d'Italia e Vannacci. Per voi è meglio il dialogo in attesa di convergenze o chiudere subito le porte?
«Penso che come prima cosa Vannacci se vuole ragionare con il centrodestra e se vuole continuare a professarsi di destra debba smettere di votare come la sinistra. Il centrodestra ha già un leader molto forte a livello nazionale e internazionale, spetta a Vannacci dimostrare con i fatti da che parte sta».
Il clima è infuocato tra Fdi e M5s sulla commissione d'inchiesta sul Covid che ha evidenziato gravi anomalie nella gestione della pandemia. L'ex premier Conte sarà presto audito. Per lei sono possibili ricadute giudiziarie?
«Non sta a me esprimere un parere sulle ricadute giudiziarie, ma quanto sta emergendo ha sicuramente dei tratti allarmanti. Ho avuto modo di sentire personalmente il racconto di alcune persone coinvolte nelle forniture di mascherine e quindi credo sia giusto approfondire senza guardare in faccia a nessuno, anche perché sarebbe inconcepibile che qualcuno avesse lucrato sulla sofferenza degli italiani. Attendiamo di sentire cosa dirà Giuseppe Conte, vista la resistenza che ha fatto nel farsi audire. Dove è finita la trasparenza e la tanto sbandierata onestà dei 5 stelle?»
Lei, ministro, è espressione del Nordest. Esiste competizione sul territorio tra Fdi e la Lega, che detiene i governatori di Veneto e Friuli?
«Siamo alleati e siamo una coalizione, governiamo insieme l'Italia e tante regioni e ci interessa garantire il massimo a chi ci ha votato. Di tutto il resto parleremo a tempo debito, sicuramente il toto-nomi non interessa, anzi addirittura irrita, gli italiani».
Leggi e riforme in discussione da molto tempo, dal fine vita al premierato. Saranno mai approvati?
«Il fine vita è una legge di iniziativa parlamentare, è una questione delicatissima su cui il governo ha lasciato operatività totale al Parlamento. Per quanto riguarda il premierato, i tempi purtroppo sono stretti, ma in ogni caso la riforma della legge elettorale ha già lo scopo di garantire la stabilità».
Se avesse un jolly da giocare, quale provvedimento adotterebbe subito?
«In realtà più che un provvedimento nuovo vorrei vedere subito gli effetti della rivoluzione che abbiamo portato sul fronte dell'immigrazione. Partendo dal nuovo regolamento europeo che per quanto mi riguarda porta la firma di Giorgia Meloni. È stato il governo italiano a fare da precursore con i centri in Albania, ora l'Europa ci dà ragione. Quando ci siamo insediati l'Italia era il punto di accoglienza di tutta l'Ue, adesso siamo quelli che dettano l'agenda sul tema».
Il governo Meloni si avvia verso il record di longevità.
Ci sono stati momenti in cui ha temuto che il cammino si interrompesse?«Mai, nemmeno un minuto. Ma non perché fosse importante battere un record, semplicemente perché siamo stati eletti per governare il Paese e lo faremo con impegno e determinazione fino alla fine».