Ranieri: "Ho dato più del massimo ma la Juve lo scopre solo adesso"

L'imperatore Claudio: "Alla Roma ho portato fiducia e autostima. Però abbiamo pochi soldi.
Il Milan? Bravi a difendere Leo. Tagliavento arbitro mi va benissimo"

A Torino (fonte Juventus) venne ribattezzato il clone opaco di Rino Marchesi, a Roma (fonte Roma calcio) è diventato l’imperatore Claudio. Messe così, nel giro di pochi mesi, la vita e la carriera di Claudio Ranieri, romano di Testaccio, giramondo del pallone (Spagna e Inghilterra le tappe gloriose) e adesso rigeneratore della Roma, terza, staccata di 3 punti appena rispetto al Milan, gli hanno regalato una gustosissima rivincita.

Allora caro Ranieri, superato il trauma seguito all’addio alla Juve?
«Mai provato un trauma, mai mi sono sentito un vituperato a Torino. Credo che in tantissimi abbiano invece capito la lezione».

E cioè?
«Che a Torino, con la Juve, non ho dato solo il massimo. Ho dato di più».

Che sensazione prova nello scoprirsi profeta in patria?
«Il saggio che c’è dentro di me continua a ripetermi che devo lavorare sodo, che non posso fermarmi qui e che per conquistare i romani devo raggiungere un risultato. Non è facile, lo so. Nel frattempo mi godo qualche riconoscimento».

Tipo?
«Qualche giorno fa, ero in largo Chigi, per un’intervista. Mi hanno fermato e quasi sequestrato alcuni funzionari di palazzo Chigi aderenti al club Roma e mi hanno portato dentro, in visita ad alcune sale, quella dove si riunisce il Consiglio dei ministri. Era vuota, naturalmente. E non ho incontrato Berlusconi, così anticipo la curiosità».

Dopo Napoli qualche stoccata è arrivata: le hanno contestato la sostituzione di Julio Baptista, il migliore in campo della Roma...
«Questo tipo di critiche fa parte del gioco: le accetto, non sono permaloso».

A Leonardo è andata bene: sembrava seduto su un vulcano, e invece è riuscito a spegnerlo...
«Lui si è presentato con delle idee, ha avuto la fortuna di avere alle spalle una società che sa di calcio e che l’ha sostenuto nelle ore difficili, i risultati hanno fatto il resto. È secondo in campionato, deve fare una rimonta biblica contro il Manchester per passare il turno».

Ma Ferguson è il tipo che si lascia soffiare la qualificazione partendo dal 3 a 2 di San Siro?
«Un tempo sarebbe stato possibile, non ora. Sir Alex nel frattempo s’è fatto furbo ed è venuto a lezione dagli italiani. Non giocherà all’attacco per vincere, vedrete, ma aspetterà il momento giusto per piazzare il colpo del ko. Perciò il Milan deve trovare la partita perfetta per uscire vivo dall’Old Trafford».

Torniamo alla Roma, Ranieri: quali sono il più e il meno della sua gestione?
«Il più è il seguente: ho ridato fiducia e autostima a un ambiente depresso, circondato da insicurezze e complessi. Il meno è un altro: non abbiamo molti soldi a disposizione, dobbiamo perciò lavorare sodo, più dei nostri rivali e fare uno sforzo di intelligenza per colmare il divario economico».

Continuare a far bene senza Toni e Totti, non è un mezzo miracolo?
«Toni è recuperato, per fortuna. Per Francesco vedremo. Ma questo vuol dire che poi questa squadra è molto forte, rosa alla mano».

Anche lei come Delio Rossi: vi chiamano per sparecchiare la tavola...
«Non so se mi hanno chiamato per sparecchiare la tavola qui alla Roma. So che mi hanno chiesto di mettere mano a un progetto e mi sto applicando con tutte le mie forze».

Una curiosità: ma Montali apprezzato alla Roma, cosa faceva nella Juve?
«Qui a Roma fa da tramite tra squadra e società, a Torino stava dentro un comitato...».

Alla Nazionale del dopo Lippi non pensa?
«Non mi tiro indietro. L’ho detto e lo ripeto: sarei molto lusingato dalla possibilità di guidare la Nazionale, specie se è quella del mio Paese. Ma ora c’è la Roma in pole position».

A proposito di Nazionale: cosa pensa del tormentone Balotelli?
«Io sto dalla parte dell’Inter e di Lippi, impegnati a far maturare il giovanotto. Non credo che sia possibile chiedere a un ct di portare al mondiale un giocatore che deve trovare ancora un posto fisso nella sua squadra».

Dopo le polemiche sui rigori di Napoli, lei è stato il primo a dare l’esempio, neanche una parola fuori posto. Ha deciso di fare il pompiere?
«No, ho deciso di continuare a fare Ranieri. Anche da calciatore ero così: mai proteste tanto per far vedere, per darla a bere a qualcuno. Mi ribellavo invece quando coglievo delle ingiustizie, una condotta della partita contraria a me e alla mia squadra. Ho sempre accettato gli errori perché mi sono reso conto che quello dell’arbitro è un mestiere complicato. Rizzoli ha diretto bene».

Parteciperà all’incontro di venerdì 12 marzo?
«Certo. Meglio tardi che mai, verrebbe da aggiungere. Ma anche i media devono darsi una regolata: aiutino a sdrammatizzare».

Non ci sarà Mourinho...
«Io non ho problemi a incontrarlo».

Le sta bene Tagliavento arbitro di Roma-Milan?
«Mi sta benissimo. Gli ho fatto i complimenti per la partita Inter-Samp. Ha diretto con carattere, passione e tatto».

Il suo collega Di Carlo si lamenta per l’applicazione rigorosa della squalifica per bestemmia: cosa ne pensa?
«Che entriamo nelle case degli italiani con la tv e non è bello presentarsi con quelle espressioni».

Se l’aspettava la resurrezione di Ronaldinho?
«Molti pensavano: punta al mondiale. Adesso che non è candidato a giocarlo, dovrebbe afflosciarsi e invece no. Sapete perchè? Perchè l’ho visto sorridere. Segno che con il Milan gioca in modo continuo e si diverte».

Chi tra Roma e Milan toglierà il sonno all’Inter?
«Il Milan ci prova, la Roma invece va per la sua strada. L’unica squadra che può perdere lo scudetto è l’Inter, datemi retta».

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