Ma «Repubblica» demolisce persino la sua raccolta fondi

RomaRepubblica si scaglia contro il dormitorio e la mensa realizzati dalla Protezione civile, con i soldi raccolti dal gruppo Repubblica. La campagna del quotidiano sul terremoto in Abruzzo e contro il dipartimento di Guido Bertolaso non conosce sosta. Non si è fermata nemmeno di fronte a una sottoscrizione promossa dal suo stesso editore. A leggere il titolo apparso ieri nella consueta pagina dedicata al «dopo terremoto» si aveva l’impressione di essere di fronte a una faccenda poco pulita. «Il sindaco regala Piazza d’Armi ai frati: da parco pubblico diventa convento». Si spiegava che in origine l’area doveva ospitare del verde pubblico, ma che poi il primo cittadino Massimo Cialente ha dato il permesso ai cappuccini della parrocchia locale per la costruzione di una chiesa, un convento (in realtà in parte è un dormitorio per senza tetto) e una mensa. Tutto ciò, sottolinea Repubblica, «gratis». Pagherà «la Protezione civile che, questa volta, però, non utilizzerà fondi statali ma i soldi ottenuti attraverso la solidarietà degli italiani». Il quotidiano sottolineava anche la caparbietà di Bertolaso nel proseguire i lavori, anche di fronte allo stop imposto da alcuni consiglieri.
Bastava poco per venire a conoscenza che a promuovere quella gara di solidarietà, con l’obiettivo specifico di realizzare la mensa celestiniana, è stato il quotidiano locale Il Centro, che appartiene al gruppo Repubblica. Una raccolta di fondi (circa 500mila euro) alla quale il giornale locale (che per la verità non segue la linea di Repubblica sul sisma) tiene.
Forse una dimenticanza, quella di Repubblica, dovuta alla foga di tenere alta la polemica e di aggiungere un altro tassello a una campagna che non conosce sosta da un anno. Si va dagli albori delle tesi sugli allarmi ignorati (quelli del sismologo del radeon, Giampaolo Giuliani); ai titoli sull’inadeguatezza del capoluogo abruzzese come sede del G8. L’autunno scorso, il leit motiv erano gli sfollati che avrebbero passato tutto l’inverno dentro le tende (l’ultimo uscì in novembre).
Con l’inchiesta e le intercettazioni, anche la campagna sulla ricostruzione ha ripreso fiato. Basta scorrere gli ultimi titoli del quotidiano romano. «Parte il grande affare dei ponteggi». Poi «Viaggio nel primo paese sfrattato: non rivedremo le nostre case». E anche «Tra gli sfollati dimenticati in hotel».
L’ultima frontiera è quella delle macerie. All’Aquila si chiama la «rivolta delle carriole», guidata dai due combattivi comitati locali. La richiesta dei cittadini è che le macerie siano sgombrate al più presto, per fare iniziare la ricostruzione del centro storico. La tesi sposata da Repubblica è che sarebbe spettato alla Protezione civile occuparsi delle macerie. «Bertolaso doveva rimuovere le macerie» era il titolo di ieri.
E invece, spiegava ieri il dipartimento, «spetta ai Comuni identificare i siti e realizzare le aree per la gestione delle macerie». Quello dell’Aquila ha chiesto alla protezione civile di occuparsene, e la struttura di Bertolaso ha risposto individuando un’area dove sono stati stoccate 40.000 tonnellate di macerie. Gli altri Comuni non hanno fatto richiesta. Il problema, spiegava ieri Cialente, sindaco dell’Aquila, è cambiare la normativa sulle macerie, sospendendo le rigidità previste per lo smaltimento dei rifiuti. In realtà il sindaco, che è anche commissario governativo, potrebbe prendere in mano la situazione e usare gli stessi «superpoteri» attribuiti a Bertolaso. Quelli criticatissimi dalla stampa di sinistra.