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Retrogusto

A Lopriore il premio Bob Noto 2026

Allo chef comasco, noto per il suo anticonformismo e la sua coerenza, il riconoscimento intitolato al fotografo e gastronomo scomparso nel 2017, come ogni anno consegnato nella serata inaugurale di Buonissima, la manifestazione che fino al 25 ottobre riempie la città di Torino di centinaia di eventi gastronomici ospitati in alcuni dei luoghi simbolo della città

il premio Bob Noto

Paolo Lopriore vince il Premio Bob Noto 2026 e apre la sesta edizione di Buonissima. Il cuoco del Portico di Appiano Gentile è stato scelto per la «Passione», tema di quest’anno del riconoscimento intitolato al fotografo e gastronomo torinese scomparso nel 2017 e tuttora fonte di ispirazione per chef, critici e narratori del mondo del cibo contemporaneo. Dello chef comasco è stata apprezzata la dedizione a un’idea personale di cucina, perseguita con ostinazione e scarsa inclinazione al conformismo. La consegna della statuetta con le sembianze di Noto si è svolta mercoledì 21 ottobre alla Centrale Nuvola Lavazza di Torino, prima tappa della manifestazione che animerà la città sabauda fino al 25 ottobre.

A presiedere la giuria è stata la moglie di Noto, Antonella Fassio, affiancata, tra gli altri, dal grande chef spagnolo Ferran Adrià (che ha mandato un videomessaggio di saluto) e dai direttori artistici di Buonissima Matteo Baronetto, Stefano Cavallito e Luca Iaccarino. Lopriore succede ad Alain Passard, premiato nel 2025 per il talento; prima di lui erano stati scelti Andoni Luis Aduriz, i fratelli Alajmo, René Redzepi e Mariella Organi. «Sono felice di ricevere questo premio, uno dei due più importanti della mia carriera», ha detto lo chef, ricordando l’altro riconoscimento a cui tiene, il Pellegrino Artusi ricevuto nel 2020.

Da qui Buonissima allarga il campo alla città, con un calendario che mette insieme cucina, arte e cultura e porta a Torino cuochi italiani e internazionali. L’apertura si è divisa fra due tavole e due luoghi della storia cittadina: la cena dedicata a Bob Noto al ristorante Del Cambio e l’Opening Dinner a Palazzo Madama. Al Cambio hanno cucinato Alessandro Procopio del D’O di Cornaredo, sotto la guida di Davide Oldani, Alberto Fluttero del torinese AL e Francesco Rovai, chef di casa. La cena ha prolungato a tavola la cerimonia della Centrale, mantenendo il legame con la figura alla quale il festival dedica il suo premio fin dalla prima edizione.

A Palazzo Madama, dalla sua facciata barocca firmata da Filippo Juvarra, il programma ha invece riunito dieci protagonisti della ristorazione italiana, dalle insegne storiche alle generazioni più recenti: Alessandro Della Tommasina dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze, Alessandro Negrini del Luogo di Aimo e Nadia di Milano, Giuseppe Iannotti del Krèsios di Telese Terme, Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore di Senigallia, Antonia Klugmann dell’Argine a Vencò a Dolegna del Collio, Richard Abou Zaki di Retroscena a Porto San Giorgio, Alfonso Caputo della Taverna del Capitano di Nerano, Federico Zanasi di Condividere a Torino, Marco Sacco del Piccolo Lago di Verbania e Antonio Romano del Nove di Alassio.

Il resto del programma conta oltre 200 eventi per ogni tipo di pubblico distribuiti in molti luoghi simbolo della città (il sottotitolo di Buonissima è: Cibo, Arte, Bellezza), che coinvolgono circa 150 chef italiani e internazionali. Si va dai talk gratuiti di Casa Buonissima alle esclusive cene degli Chef’s Table in luoghi inediti, passando per gli appuntamenti in trattoria di Piolissima e per le quattro mani di Metti Torino a Tavola.

“Arrivati alla sesta edizione – dichiarano gli organizzatori - Buonissima non è più soltanto un grande festival della gastronomia, ma un motore di attrattività e sviluppo per Torino e il suo territorio. Quest’anno abbiamo voluto compiere un salto di qualità decisivo, trasformando l’evento in una manifestazione all-day che vive dal mattino alla notte. Un’architettura complessa che genera un impatto concreto su tutta la filiera cittadina – dall’accoglienza

alberghiera alla ristorazione, dal commercio alla cultura. I numeri di quest’anno raccontano di una città che sa accogliere, sorprendere e fare sistema, posizionando Torino tra le grandi capitali enogastronomiche internazionali”.

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