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Ca’ del Bosco contribuisce al restauro dell’Assunzione della vergine

L’azienda vitivinicola leader della Franciacorta, in collaborazione con la Fondazione Venetian Heritage e con il patrocinio della Diocesi di Brescia e della Parrocchia della Cattedrale, ha sostenuto l’intervento che ha consentito di restituire nuova vita alla grande pala d’altare del Duomo Vecchio di Brescia, realizzata tra il 1524 e il 1526 da Alessandro Bonvicino detto il Moretto

Ca’ del Bosco contribuisce al restauro dell’Assunzione della vergine
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Cinque secoli dopo la sua realizzazione, l’Assunzione della Vergine di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, torna a mostrarsi con una leggibilità rinnovata. Si sono infatti conclusi i lavori di restauro della grande pala d’altare collocata sull’altare maggiore del Duomo Vecchio di Brescia, un intervento promosso e sostenuto dall’azienda vinicola Ca’ del Bosco e dalla Fondazione Venetian Heritage, con il patrocinio della Diocesi di Brescia e della Parrocchia della Cattedrale.

L’opera, realizzata tra il 1524 e il 1526, è considerata uno dei capolavori della prima maturità del pittore bresciano. Le sue dimensioni imponenti – quasi cinque metri di altezza per oltre tre di larghezza – e la collocazione all’interno della monumentale ancona lignea hanno imposto una soluzione conservativa particolare: il restauro è stato eseguito direttamente nel Duomo Vecchio, evitando il trasferimento della tela e i rischi legati alla movimentazione e alle variazioni ambientali.

Per sette mesi l’area dell’altare si è trasformata in un vero e proprio cantiere aperto. Una piattaforma autoportante ha consentito agli specialisti di lavorare in quota, mentre cittadini e appassionati hanno avuto l’opportunità di seguire da vicino le diverse fasi dell’intervento. Più di cinquecento persone sono salite sui ponteggi durante gli appuntamenti organizzati per illustrare il lavoro dei restauratori, trasformando un’operazione tecnica in un’occasione di divulgazione.

Il restauro, affidato al laboratorio Antonio Zaccaria sotto la supervisione della Soprintendenza di Brescia, ha riguardato sia la tela sia la grande struttura lignea che la incornicia. L’intervento è stato accompagnato da una campagna diagnostica non invasiva condotta da Vincenzo Gheroldi, che ha permesso di approfondire la conoscenza dell’opera e di seguirne passo dopo passo il recupero.

La pala rappresenta l’Assunzione di Maria attraverso una composizione articolata su due registri. Nella parte superiore la Vergine ascende al cielo circondata dagli angeli; in quella inferiore i dodici apostoli assistono alla scena con gesti accentuati e sguardi rivolti verso l’alto. Un impianto narrativo che testimonia il momento di piena maturazione artistica di Moretto e che, secondo gli studiosi, risente anche delle suggestioni provenienti dalla pittura veneziana del primo Cinquecento.

Uno degli aspetti più delicati dell’intervento ha riguardato la rimozione di antichi strati di vernice accumulatisi nel corso dei secoli. L’operazione è stata condotta con particolare cautela per rispettare le tracce lasciate dai precedenti restauri e preservare l’equilibrio complessivo dell’opera. Il confronto costante tra analisi diagnostiche e attività operative ha inoltre consentito di mettere a punto un approccio metodologico calibrato sulle differenti caratteristiche dei pigmenti e dei materiali presenti.

Le indagini hanno restituito anche informazioni preziose sul processo creativo dell’artista. È stato possibile individuare ripensamenti, correzioni e modifiche apportate da Moretto durante l’esecuzione della pala, elementi che permettono di osservare più da vicino il modo di lavorare del pittore e di comprendere meglio la costruzione della complessa composizione.

L’intervento assume un significato particolare anche per il contesto in cui l’opera è conservata. L’Assunta del Duomo Vecchio non è soltanto un importante dipinto rinascimentale, ma uno dei simboli più riconoscibili della storia artistica e religiosa di Brescia. La scelta di restaurarla senza rimuoverla dal luogo per il quale fu concepita ha contribuito a mantenere intatto il rapporto tra il dipinto, l’architettura che lo accoglie e la comunità che da cinque secoli lo considera parte della propria identità.

Ca’ del Bosco, viticoltore e interprete pioniere fin dai primi anni ’70, è oggi tra le aziende leader nella produzione di Franciacorta.

Una posizione raggiunta grazie all’entusiasmo, alla passione, alla ricerca, alla fatica e al lavoro – iniziato da Maurizio Zanella e proseguito con l’ingresso della famiglia Marzotto nel 1994 - che hanno permesso di trasformare una casa in un bosco di castagni in una delle più moderne e avanzate cantine. In Ca’ del Bosco c’è un unico principio che comanda e definisce tutta la produzione, dalla scelta in vigna alle attività in cantina: la qualità. O meglio, solo il livello più alto della qualità: l’eccellenza.

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