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Castello del Terriccio, inno all’equilibrio

L’azienda agricola toscana, al confine settentrionale della Maremma, non distante dal mare, è una realtà identitaria e riconoscibile per la vocazione alla tutela ambientale e all’identità del territorio. Si capisce anche dai vini, in particolare dal Tassinaia, un blend di cabernet Sauvignon e Merlot, e dallo straordinario Lupicaia, da Cabernet Sauvignon e Petit Verdot

Castello del Terriccio, inno all’equilibrio

Sulla costa toscana che guarda il Tirreno, tra Pisa e Livorno, Castello del Terriccio continua a rappresentare una delle realtà agricole più estese e riconoscibili del Paese. A Castellina Marittima, lungo il confine settentrionale della Maremma, la tenuta si sviluppa su circa 1.500 ettari rimasti sostanzialmente integri nel tempo, un patrimonio che oggi va ben oltre la sola produzione vitivinicola.

Vino, olio, allevamento, tutela ambientale, ospitalità e ristorazione convivono infatti in un unico progetto che punta a valorizzare il territorio senza alterarne l’identità. Il recupero del borgo storico, un tempo abitato da oltre 500 persone, si inserisce in questa visione: un intervento che guarda al futuro mantenendo un dialogo costante con la memoria del luogo.

La dimensione ambientale è uno degli elementi distintivi dell’azienda. Degli oltre 1.500 ettari complessivi, circa 800 sono occupati da boschi e macchia mediterranea, una risorsa fondamentale per la biodiversità e per l’equilibrio dell’ecosistema. A questi si aggiungono 60 ettari di vigneti, oltre 40 di oliveti e circa 200 ettari destinati al pascolo di bovini allevati allo stato brado. La gestione agricola segue i principi della produzione integrata della Regione Toscana, con particolare attenzione alla tutela del suolo, all’utilizzo di concimazioni organiche e alla gestione responsabile delle risorse idriche. Dal 2024 la tenuta collabora inoltre con l’Università di Pisa nello sviluppo di sistemi robotici dedicati al monitoraggio dei vigneti.

Dal 2019 alla guida del Castello del Terriccio c’è Vittorio Piozzo di Rosignano, nipote di Gian Annibale Rossi di Medelana, figura centrale nella storia recente della proprietà. Dopo esperienze professionali maturate lontano dal mondo agricolo, ha scelto di tornare nella tenuta di famiglia con un approccio pragmatico: consolidare quanto costruito nel tempo e accompagnarlo verso nuove sfide, dal cambiamento climatico all’evoluzione dei consumi.

La viticoltura resta naturalmente il cuore del progetto. I vigneti si distribuiscono tra i 50 e i 450 metri di altitudine, beneficiando di suoli molto diversi tra loro: sabbie e ghiaie alluvionali nelle zone più pianeggianti, terreni calcarei di origine marina sulle colline. Un mosaico che permette di ottenere vini dalle personalità differenti ma accomunati da freschezza, equilibrio ed eleganza. Tra le varietà coltivate figurano Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Syrah, Cabernet Franc, Chardonnay, Viognier e Mourvèdre, quest’ultimo introdotto anche in funzione dell’adattamento ai cambiamenti climatici.

Ho recentemente avuto la possibilità di assaggiare le ultime annate uscite dei due vini simbolo dell’azienda. Il Tassinaia, nato nel 1992, interpreta uno stile contemporaneo e immediato grazie all’unione di Cabernet Sauvignon e Merlot. L’edizione 2022 ha colore rosso rubino scuro con riflessi granati, profumi di frutti di bosco, ciliegia in confettura, spezie dolci e note balsamiche e al sorso si mostra generoso, fresco, affilato, con tannini non troppo spigolosi e buon equilibrio complessivo.

L’altro mio assaggio è stato il Lupicaia 2020, la cui prima annata risale al 1993, ed è la punta di diamante della tenuta: un blend di Cabernet Sauvignon e Petit Verdot frutto di una vinificazione accurata con fermentazioni separate e lunga macerazione e pensato per la lunga evoluzione. Colore rosso rubino con unghie granata, ha naso speziato e balsamico, con note terziarie, e una bocca sontuosa che promette longevità.

A questi si affiancano Castello del Terriccio, basato su Syrah e Petit Verdot, il Gian Annibale, prodotto soltanto nelle migliori vendemmie, e il bianco Con Vento. La supervisione enologica è affidata a Carlo Ferrini, affiancato dal responsabile di cantina Valerio Corsini.

L’azienda produce anche olio extravergine da circa 7mila, con una produzione media di 80 quintali all’anno, e alleva bovini di razza Limousine destinati alla filiera interna. Un modello agricolo circolare che trova espressione anche negli investimenti sul territorio, tra cui il recupero del borgo storico attraverso un progetto pluriennale da circa 2 milioni di euro.

A completare il quadro c’è l’offerta dedicata all’enoturismo. Villa La Marrana, ricavata dall’antica scuderia della tenuta, dispone di sette camere immerse nel paesaggio collinare e affacciate verso il mare. Nel borgo si trova invece Terraforte, il ristorante nato negli spazi della vecchia falegnameria aziendale. Qui la consulenza dello chef Cristiano Tomei si traduce in una cucina fortemente legata all’ambiente circostante, costruita attorno a erbe spontanee, ortaggi, selvaggina e prodotti provenienti direttamente dalla tenuta.

Il risultato è un sistema integrato in cui vino, agricoltura,

ospitalità e paesaggio non rappresentano attività separate, ma parti di un unico racconto. Una formula che oggi fa del Castello del Terriccio uno dei casi più significativi di azienda agricola multifunzionale della costa toscana.

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