Ride bene chi ride ultimo

Il quotidiano dei vescovi dà voce allo sdegno per le vignette di Vauro sui sacerdoti pedofili. In prima pagina lo sfogo del prete anti camorra don Patriciello: "Per bastonare Berlusconi ad Annozero si offende il Papa e si ride dei minori abusati"

La Chiesa non vuole farsi arruolare né strumentalizzare. Non viene meno al suo compito di annunciare il Vangelo e tutte le sue conseguenze, compreso il richiamo alla sobrietà e alla moralità nella vita pubblica come in quella privata, ma non vuole farsi usare da chi sta cercando di abbattere Berlusconi. A ventiquattr’ore dalla prolusione del presidente della Cei Angelo Bagnasco, che parlerà oggi da Ancona, il quotidiano cattolico Avvenire ha ieri sferrato in prima pagina un attacco ad «Annozero» di Michele Santoro. Qualche pagina più avanti, nella rubrica delle lettere, il suo direttore, Marco Tarquinio, ha ironizzato sul coro che improvvisamente «intima alla Chiesa una possente ingerenza nei fatti della politica italiana», con riferimento evidente alle richieste di quanti hanno evocato una pubblica reprimenda ecclesiale all’indirizzo del Cavaliere, gli stessi che in passato si erano sdegnati per appelli simili con obiettivi diversi.

L’editoriale di Avvenire è la straordinaria testimonianza di un prete anti-camorra, citato anche da Roberto Saviano in Gomorra. Un prete che vive in frontiera, costretto a bruciare incenso ogni sera per allontanare dalla sua chiesa l’olezzo dei rifiuti. Si chiama don Maurizio Patriciello e spiega che gradirebbe «di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliaccamente». Il riferimento è alla vignetta sul Papa che Vauro ha proposto ai telespettatori al termine di «Annozero», raffigurante Ratzinger che parlando di Berlusconi dice: «Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete». «Gli altri, compreso Michele Santoro – scrive il parroco anti-camorra – ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente davanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Padre offeso e perché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare. Per bastonare Berlusconi, si fa ricorso alla calunnia. E gli altri ridono».

La Chiesa, ha scritto Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, «non pretende minimamente di intromettersi nella politica degli Stati». Per questo le parole che oggi il cardinale Bagnasco dedicherà nella sua prolusione alla vicenda Ruby, concordate sabato mattina con il Papa, non vogliono essere un’invasione di campo, un’interferenza, un’ingerenza, bensì un richiamo considerato irrinunciabile e necessario all’etica, alla sobrietà e alla compostezza.

È probabile che, come già accaduto nei giorni scorsi con la risposta del cardinale Tarcisio Bertone, quel richiamo contenga un invito rivolto a tutti, perché rimangano entro i giusti limiti e non si esasperino conflitti tra i poteri dello Stato. Il cuore dell’intervento di Bagnasco, secondo le previsioni della vigilia, saranno parole forti sulla responsabilità educativa della società e in particolare di chi ricopre incarichi pubblici. Si esprimerà in modo chiaro, e se nessuno potrà dire che i vescovi non hanno parlato, non si potrà neanche dire che hanno parlato solo di Berlusconi.

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