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Germano Lanzoni: "Rido e faccio pensare, l'ironia apre finestre"

Il Milanese Imbruttito domani sera al Castello e dal 24 al Festival di Framura con la sua «banda»

Germano Lanzoni: "Rido e faccio pensare, l'ironia apre finestre"

"C'è stato un periodo che c'era più attenzione in casa mia che sullo stretto di Hormuz: vengo io un paio di giorni a spostare le navi così mi rilasso un attimo". Parlare con Germano Lanzoni è come assistere a un suo spettacolo: le battute si presentano senza sosta. C'è tensione tra le mura domestiche per l'umore delle due figlie gemelle sotto maturità.

Volto noto sui social come il Milanese Imbruttito, voce ufficiale del Milan, domani alle 21, sarà al Castello Sforzesco per "O vivere o ridere", la serata di musica, ironia e solidarietà per la Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Sarà ancora Lanzoni ad aprire, il 24 luglio, l'VIII edizione del Fralemura Festival, a Framura (La Spezia), ideato, fondato e diretto da Livia Grossi, giornalista specializzata in spettacolo. Fino al 26 teatro, musica e comicità tra orti, cortili e carruggi a picco sul mare affrontano il tema della maschera.

E Lanzoni getta quella del Milanese Imbruttito: sarà in concerto con la sua band, la Banda Lanzoni.

"È il mio personaggio in forma diversa. Quando esco dalla città la mia è una crociata per rendere simpatico il milanese. Lo spettacolo si ispira al cabaret meneghino storico, il capo sono io. Gli altri due, Orazio Attanasio, calabrese, nato in Sicilia, il maestro, e Psaico-Gianluca Beltrame, l'altro musicista, è uno psicologo che si occupa delle zone fragili: scrivono con me i testi. Milano non è una città, sono 100: analizziamo punti di vista che ci colpiscono".

Si improvvisa?

"Sì, viaggio a boa, in base al pubblico, a come sto, a qual è il contesto".

Si definisce un giullare contemporaneo.

"Stiamo vivendo un periodo storico curioso, dove i giullari sono a corte, ma non sono lì per intrattenere: gestiscono il potere. Oggi molti politici utilizzano l'ironia nei loro discorsi invertendo i ruoli, ma provocano risate amare con le loro azioni. Quindi scrivo per urgenza, per far riflettere su difetti che sono di tutti. Non sono un filosofo né uno con una vision come Elon Musk, ma un osservatore che coglie l'incongruenza e la evidenzia".

E cosa emerge?

"Quando detronizzi il potere lo fai per far notare che siamo tutti uguali, esseri umani con i nostri limiti".

Ha fondato il progetto Milano 5.0 insieme a Flavio Pirini, Walter Rionardi, Raffael Didoni e Paul Cortelli: un resident show allo Spirit de Milano tutti i martedì, e alla Premiata Trattoria Arlati tutti i giovedì.

"I 5.0 siamo i cinque moschettieri della mia generazione: raccontiamo una milanesità borderline. Ho sempre fatto comicità dal basso. Ci vogliono tre-quattro anni per un testo che ovunque lo fai funziona e scrivo, di getto. Ma il fatto che ho ancora tutte le settimane dei locali come resident è perché ho bisogno di provare. Non vado a fare padel o crossfit, vado sul palco".

Ma non fanno così tutti?

"Non lo so: voglio ricambiare i locali che mi hanno dato fiducia. A me la popolarità è arrivata a 48 anni".

Lo Spirit non sta benissimo ora.

"Mi manca, era un luogo stratosferico".

Come è cambiata la professione dell'attore comico satirico?

"Ho avuto l'opportunità di fare il trasloco a Dario Fo e Franca Rame, ce l'ho sul mio curriculum, per portare l'archivio da Porta Romana a casa del figlio. Scenografie, libri: la casa era enorme. Altri tempi. C'era più cultura".

L'umorismo per lei è una regola: dicono che è un comunicatore contemporaneo ed è professore aggiunto all'Università Bicocca Founder HBA Humor Experienvce. Si sente un filosofo dell'umorismo?

"Sono un gran cazzaro. l'umorismo è la mia finestra sul mondo. Oggi è più importante comunicare che vendere: la battuta abbassa le difese e io ho la possibilità di farti arrivare l'informazione di valore. L'ironia è un'arma potente, questo non lo dico io, ci sono studi in tutto il mondo. Alla Università di Stanford c'è il corso di Humor: Serius Business', un bravo comico coglie il punto debole e in qualunque discorso".

Come considera la fama sui social per un attore?

"È una droga.

Freud ha scritto sulla cocaina che non si rendeva conto quali fossero i problemi. La dipendenza dei social è una cosa che affronteremo. Io ne sono sia pusher sia tossico: cioè guardo, scrollo e mi accorgo che ogni volta che apro Instagram per 20 minuti mi accorgo che sono 20 minuti rubati ad altro".

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