Riecco i francesi: non ci battono più neanche a testate

di Tony Damascelli
Togliamoci subito un pensiero: alla première dame non interessa. Che il Lione, il Marsiglia e il Bordeaux della sua nuova terra d’amore siano chiamate ad affrontare Fiorentina, Milan e Juventus, squadre dell’antica patria, è un argomento che nemmeno sfiora sale e anticamere dell’Eliseo, figuratevi l’inquilina principale, anche se il derby presidenziale sarebbe una cosa bella da proporre e da registrare per i posteri.
La storia di noi italiani e di loro francesi è vecchia come il cucco, ogni tanto a frontiere aperte ci risiamo: entrano in scena il football, l’arte, anche la settima, cioè il cinema, ci sono di mezzo il vino, oppure la moda o i formaggi, voilà i giochi sono fatti e riaffiorano gelosie e invidie tra vicini di casa che ritengono di vivere nel domicilio migliore.
Quando vedo Gerard Depardieu interprete gaudente dello spot pubblicitario del pomodoro nostrano e lo sento dire «tengo cuore italiano», battendosi il petto, con quel vocione reduce da una bottiglia in più, allora penso che, finalmente, è arrivata la resa, perché se un francese di Chateauroux, cioè proprio del cuore del Paese, annuncia al pubblico di essere un po’ «macà» (da maccarone), «rital» (da italiens) significa che Caterina de’ Medici non ha lasciato invano tracce della sua reggenza e delle sue origini part time, non immaginando che un giorno una madamina sarebbe venuta a Parigi per diventare gran madame.
Dunque transalpini contro, roba di calcio oggi, tutto compreso, la testata di Zidane, il rigore vincente di Grosso a Berlino, quello perdente di Di Biagio a Parigi, il golden gol di Trezeguet in Olanda, la beffa di Platini in Messico, Fostò Coppi e Pantanì, come li chiamano loro che metterebbero l’accento anche sulla bouillabasse, e ancora Todt e Prost, miliardari con i soldi nostri.
Cantava Paolo Conte che ai francesi le balle ancor gli girano, era Bartali al tempo. Oggi il sorpasso dei nostri stilisti di moda, alta o ordinaria, li ha smascherati, denudati, messi all’angolo. Oggi i nostri vini, alcuni, sono più sontuosi, anche plus chers, dei loro storici crus. Oggi la cucina italiana domina il mondo dal polo sud al polo nord, i fondi bruni sono in difficoltà. Resiste il cinema, il duello si fa aspro anche se Mastroianni e Tognazzi hanno lasciato il segno in casa loro che vantano Ventura e Montand (Ivo Livi) o Reggiani come fossero patrioti francesi, così come il sarto Cardin, dimenticando l’origine biancorossoeverde dei tipi in questione, tutti senza accento, per favore. Ai francesi non far sapere che non è tutta roba a denominazione di origine controllata, si offenderebbero, come sa fare quella bella gioia di Raymond Domenech, selezionatore della nazionale, che ha la simpatia di una medusa sulla spiaggia di Viareggio.
Un tempo Boniperti ricordava che i francesi nel calcio erano «ridicoli e goffi, portavano un calzettone diverso dall’altro...». Venne a Torino un francese che gli avrebbe fatto camiare idea, suo malgrado. Noi, provincialotti, per molto, troppo tempo abbiamo guardato alla Francia come se fosse Disneyland o l’isola del tesoro per l’eros e del pensiero, coppie aperte, mulino rosso, lidò, pigalle, i pittori, i poeti maledetti, la guêpière e il tabacco delle Gitanes, la Bardot, lo champagne e il foie gras. Roba da bric a brac, rigattieri, modernariato, sagra paesana, un tanto al chilo, in bianco e nero.
Detto questo arrivano tre partite contro i francesi o, tre contro gli italiani, come stanno dicendo loro sbuffando da repertorio. È la grande sfida, restano tre momenti per spiegare e comprendere se tre club che non sparano alla luna sul mercato internazionale, i tre francesi appunto, possono fare marameo a chi viaggia con l’argenteria in esposizione, gli snob nostrani. C’è il gusto di vedere se due ex «italiani» Deschamps, detto dèdè, e Blanc, detto lolò (devono essere sempre cocoricò i francesi!) possono passare alla storia e restare nella cronaca passata.
Ogni tanto rileggo, sorridendo, le parole del giornalista inglese Jeremy Pascall che interpreta, sull’argomento, la parte del Creatore. «Com’è il Paradiso? C’è il meglio di tutto: cibi deliziosi, vini di gran classe, clima dolcissimo e una vista superba da tutti i punti cardinali. Un po’ come la Francia, ma senza i francesi». Saluti dall’Italia.