Rimborsi, quel verbale che spaventa Di Pietro

Il leader Idv si sente al sicuro: "Non ho nulla da temere dall’istruttoria della Corte dei conti sui finanziamenti elettorali". Ma il suo ex socio accusa: "Nel 2003 ci fu un’assemblea fantasma per far incassare i soldi dall’associazione. Ho le prove"

Rimborsi, quel verbale che spaventa Di Pietro

Paolo Bracalini
Gian Marco Chiocci

«Caro Direttore, non intendo lamentarmi della pubblicazione della notizia, non temo nulla circa l’esito dell’istruttoria e con assoluta serenità sono a disposizione della Corte dei conti per dare tutte le spiegazioni che ritiene necessarie». Antonio Di Pietro risponde con una lettera alla rivelazione del Giornale circa l’indagine avviata dalla Corte dei conti sui finanziamenti pubblici all’Idv. La procura generale sta verificando la regolarità dei pagamenti effettuati dalla Camera verso il conto corrente dell’Idv, che a differenza degli altri partiti presenta un inedito dualismo - come denunciano gli autori degli esposti - tra due soggetti distinti ma omonimi: il «partito» Italia dei Valori (il movimento che si presenta alle elezioni) e l’«associazione» Italia dei valori (che incassa i soldi ed è composta da soli tre soci, Di Pietro, sua moglie Susanna Mazzoleni e la deputata Silvana Mura). Le carte all’attenzione dei magistrati contabili (l’indagine è condotta dal viceprocuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri) riguardano le delibere dell’associazione Idv, i documenti prodotti alla Camera per attestare le spese elettorali (in base ai quali si calcola il finanziamento spettante), e certi particolari che secondo gli accusatori rappresenterebbero delle evidenti anomalie. Come la questione del codice fiscale dell’Idv, denunciata dall’ex socio di Tonino, Mario Di Domenico: «Il partito politico Idv non ha un codice fiscale - spiega - il codice fiscale a cui viene erogato il rimborso pubblico è quello dell’associazione Idv. Vuol dire che il partito non ha una posizione fiscale, e questo è un fatto molto strano».

Ai magistrati contabili Di Domenico ha portato un altro elemento a riprova delle anomalie nel finanziamento pubblico dell’Idv. Riguarda la delibera con cui l’Idv (anzi, l’associazione Idv) ha approvato il proprio bilancio in data 31 marzo 2003, cioè l’ultimo giorno utile per presentare la domanda di rimborso elettorale alla Camera. «A quell’epoca ero uno dei tre soci dell’Idv (poi, dopo l’uscita dal partito, gli subentrerà Susanna Mazzoleni, ndr), Di Pietro ha sempre sostenuto che io fossi presente a quella famosa assemblea, io ero certo di no ma non ho avuto mai modo di provarlo. Casualmente due mesi fa mi è stato restituito il fascicolo di un altro processo, dentro il quale c’è un foglio della cancelleria che attesta che il 31 marzo io ero a Roma in Tribunale. Vuol dire che quella delibera di assemblea è valida, perché non è stata firmato da tutti e tre i soci come sostiene Di Pietro. Ma i soldi sono stati incassati comunque».

E c’è altro lavoro per la Corte dei conti. Un punto sottolineato da un’altra delle parti coinvolte nella vicenda, i legali della formazione del «Cantiere» di Occhetto, Veltri e Chiesa (che si alleò con Di Pietro ma non ebbe un euro dei rimborsi elettorali) è che - dal momento che la restituzione dei soldi spesi per le elezioni spetta solo a partiti politici - se i rimborsi fossero andati ad un soggetto diverso dal partito politico Idv, ci si ritroverebbe di fronte ad una palese irregolarità. Di Pietro però, nella lettera al direttore del Giornale, si dice perfettamente sereno. «Ritengo un suo diritto pubblicare la notizia anche se si riferisce a fatti datati nel tempo - scrive il leader Idv - ritengo altrettanto corretto che la Corte dei conti abbia aperto una doverosa istruttoria a seguito di un esposto ricevuto: non poteva fare altrimenti; non temo nulla circa l’esito dell’istruttoria, in quanto per gli stessi fatti, già più volte, sia il giudice civile sia il giudice penale hanno accertato l’insussistenza dei fatti denunciati». Ma anche in Parlamento c’è qualcuno che vuol vederci chiaro. Il deputato della Lega Nord, Matteo Brigandì, ha presentato ieri un’interrogazione parlamentare in merito: «I punti sono due - dice il deputato -. Se a prendere i fondi pubblici non fosse un partito politico ma un’associazione di tre persone, si pone il problema delle tasse da pagare su quella ingente somma. Secondo: Silvana Mura è uno dei tre soci Idv e contemporaneamente è anche nell’ufficio di presidenza della Camera, l’organo parlamentare a cui spetta la ripartizione dei rimborsi ai partiti». In altre parole, controllore e controllato coincidono nella deputata-tesoriera Idv. Ma anche questo non sembra rovinare «l’assoluta serenità» di Antonio Di Pietro. Almeno finora.

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