La ripresa parte dalla grande industria pubblica

Come in una partita di calcio: «la ripresa è tutta nelle mani dei grandi players». Ansaldo Nucleare, Ansaldo Energia, Sts Trasporti e Fincantieri. A loro il compito di trainare Genova fuori dalla crisi, ha spiegato lunedì sera, al Rotary Club Golfo Paradiso che si è riunito presso il Tennis Club di Genova, il presidente degli industriali genovesi, Giovanni Calvini.
A 39 anni e da meno di uno a capo degli imprenditori genovesi, lunedì Calvini ha dato la sua ricetta. Perché se è vero che «i consumi in Italia rimangono molto bassi e per le aziende l'obiettivo primario non è tanto lo sviluppo quanto la loro stessa sopravvivenza», è altrettanto vero che «in certe parti del mondo l'economia è già ripartita».
Calvini cita la Cina, l'India e lo stesso Giappone che «in un mese ha aumentato la produzione industriale del 25 per cento». Per una città come Genova «che produce pochi beni di consumo ma sta sviluppando la produzione di beni strumentali è essenziale agganciare quei paesi in cui il Pil ha invertito rotta tornando a crescere». Ma ci vogliono imprese capaci di raggiungere, è il caso di dire, l'altro capo del mondo. E solo le grandi sono in grado di inserirsi in questa rete globale acquisendo commesse e distribuendo ricchezza alle aziende dell'indotto genovese. Poi c'è il porto («che soffre della mancanza delle infrastrutture») per il quale Calvini ha ripreso l'antica querelle delle tasse di ancoraggio che «attualmente vanno a Roma e ritornano in piccola parte mentre dovrebbero rimanere sul territorio per finanziare lo sviluppo». Di tasse ha parlato anche il noto fiscalista Giovanni Marongiu che ha toccato un tema se non caldo, scottante: «in tempi di crisi ha senso tassare del 40 per cento le imprese e il lavoro trattenendo solo il 12,5 per cento dalle rendite?».
Mentre Giacomo De Ferrari, il Magnifico rettore dell'Università di Genova che lunedì ha ricevuto il gagliardetto di socio onorario dal presidente del Rotary, Piero Ruggeri, ha parlato di «necessarie sinergie tra impresa e ricerca». Ma le maggiori criticità al momento si chiamano disoccupazione («che si farà sentire nei prossimi mesi») e «accesso al credito che viene erogato sulla base dei bilanci, e gli ultimi consuntivi delle aziende sono pessimi», spiega Calvini secondo cui «il peggio sembra passato, si tratta ora di favorire la ripresa».

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