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Rogoredo: la notte della grande retata per spaccio e degrado

Nove arresti, 1.500 identificati e 15 sanzioni. Oltre 20mila euro e 6mila chili di rifiuti rimossi

Rogoredo: la notte della grande retata per spaccio e degrado
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Nella notte tra giovedì e venerdì Rogoredo ha respirato di nuovo l'odore acre della polvere da sparo e del disinfettante. Non è una metafora: è il sentore che resta dopo che 312 operatori uomini e donne della Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Polizie Locali di Milano e San Donato hanno calato una rete sulla zona più martoriata della periferia sud-est. Droni in cielo, riflettori sulle rotaie, stivali che affondano nel sottobosco dove da anni si consuma una piccola guerra quotidiana tra siringhe, cellulari rubati e dosi di droga da dieci euro.

Il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica aveva deciso: basta immagini da zona franca. La Prefettura ha orchestrato così un intervento integrato, quasi chirurgico nella forma, massiccio nella sostanza. Non solo forze dell'ordine: c'erano anche l'Ispettorato del Lavoro, Ferrovie dello Stato, Ats, Areu 118, Atm e Amsa. Una piccola città in movimento per ripulire, almeno per qualche ora, quello che da troppo tempo sembra un non-luogo.

Sono stati passati al setaccio l'area boschiva, la stazione, le fermate del metrò della linea 3 (la gialla) "Rogoredo" e "San Donato", le vie limitrofe. Identificate 1.446 persone, controllati 196 veicoli (13 sanzionati), 18 tra bar e locali di ogni genere controllati con 15 multe per oltre 20mila euro. Nove gli arresti per reati contro furto, rapina e spaccio, cinque le denunce. Quindici ordini di allontanamento, sette stranieri accompagnati in Questura per l'identificazione. E poi il "bottino": vari quantitativi di droga di diverso tipo, contanti, e seimila chili di masserizie e rifiuti rimossi dalle ruspe di Amsa.

C'è qualcosa di rituale in queste operazioni. Rogoredo torna ciclicamente sotto i riflettori: il "boschetto dei tossici" di via Impastato, la stazione che fa da snodo per chi arriva e chi scappa, le panchine trasformate in giacigli, i bivacchi che si riformano come erbacce dopo ogni taglio. Da tempo ormai il prefetto Claudio Sgaraglia parla di "modello integrato", di collaborazione tra istituzioni, di continuità necessaria. E lo ha ripetuto anche stavolta: "Rogoredo continuerà a essere oggetto di un'attenta e costante azione di presidio". Parole giuste, misurate, istituzionali. Ma chi vive o passa di lì sa che la questione è più viscerale: è il decoro che manca, è la percezione di sicurezza che si erode, è un pezzo di città che sembra aver abdicato alla sua funzione di spazio pubblico.

L'operazione dell'altra notte non risolve il problema strutturale l'immigrazione irregolare intrecciata allo spaccio, il degrado che si nutre di marginalità economica e sociale ma ne interrompe il ritmo. Per una notte il bosco ha smesso di essere mercato a cielo aperto, la stazione ha smesso di essere rifugio, le masserizie abbandonate hanno lasciato il posto a un po' di asfalto visibile.

In una Milano che corre verso il futuro con Expo alle spalle e grandi opere in cantiere, quartieri come questo ricordano che la città è fatta anche di queste ferite mai del tutto rimarginate.

E Rogoredo non è solo un quadrante "attenzionato": è lo specchio di una periferia che chiede, tra un blitz e l'altro, di non essere abbandonata.

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