Roma capitale della questua Un’elemosina ogni tre minuti

Il cassiere sgrana gli occhi, interdetto: «Mi scusi, può ripetere?». Nessun problema, ripetiamo: «Ecco 20 euro, vorrei che me li cambiasse in pezzi da 20 centesimi». Allora serra le palpebre, annuisce, sparisce dietro l’angolo e, dopo un paio di minuti, ricompare reggendo una sfilza di dischi gialli freschi di conio, incartati, impilati uno sopra l’altro, mordendosi la lingua per tenere a freno la curiosità, per non chiederci a che cosa ci serviranno. La «missione» inizia da qui: usciamo dalla banca con un sacchettone di monete in mano, che accompagnano ogni passo con un tintinnare allegro e scomposto. L’idea è quella di percorrere la città con ogni mezzo: a piedi, in auto e con i trasporti pubblici. Per otto ore al massimo, dalle 10 alle 18, dalla mattina al tardo pomeriggio, fino a «esaurimento scorte». Contando e accontentando tutti i mendicanti, questuanti, lavavetri e musicanti che incontriamo sul nostro cammino. Dando loro un contributo simbolico, appunto di 20 centesimi, per vedere a fine giornata quanto arriviamo a spendere.
Passeggiata con obolo. Nel centro storico, in apparenza, le cose sembrano cambiate rispetto al passato. Ogni zona «stellata» dalle guide turistiche ha un presidio di macchine della polizia, dei carabinieri, della municipale, persino della finanza. Ne notiamo due a Fontana di Trevi di fronte al negozio della Benetton, altrettante a piazza Navona dall’accesso che dà su corso del Rinascimento. Addirittura tre a piazza Venezia, una a piazza di Spagna e, di traverso, al Pantheon. La causa sembra persa in partenza, ma basta addentrarsi tra le vie e le stradine che conducono ai principali monumenti per alleggerire la nostra ingombrante dote. Venti centesimi a una zingarella, che a via del Tritone scuote un’icona della Vergine tenuta ferma da un rosario; venti a un giovane rom alla fine di vicolo del Bottino; venti in via delle Convertite, a un passo da San Silvestro, a un delizioso vecchietto che ci ringrazia con un sorriso sdentato e una stretta di mano. Sessanta centesimi elargiti intorno al Campidoglio, 1 euro tondo (diviso per cinque, nessun trucco) su via dei Fori Imperiali, 60 cent al Colosseo. Qualcuno ci dice «che tu sia benedetto», qualcun altro, giustamente, ci guarda male, schifato per l’offerta micragnosa. I mendicanti, se si escludono quelli con menomazioni fisiche, ora si spostano, si muovono per non dare nell’occhio. I più arditi lasciano ondeggiare un cartello sul collo che fa da anteprima alla questua, i timorosi allungano la mano al momento giusto. A piazza di Pietra ci fermiamo ad ascoltare un chitarrista che propone una versione acustica di Wish you were here dei Pink Floyd, mentre è su via della Conciliazione che registriamo il record di giornata: 1,40 euro, 7 offerte camminando solo su un lato dello stradone che conduce a San Pietro. Senza fermarci, procedendo ad andatura normale, come farebbe un qualsiasi turista. Due zingari davanti all’hotel Columbus, un altro vicino a una libreria; un signore sulla sedia a rotelle all’angolo con via dei Cavalieri del Santo Sepolcro, due barboni e un cingalese, il più furbo di tutti. «Posso chiederti una cosa?», ci dice con una cartina in mano, con gli occhi incerti di uno straniero che si è perduto. Anziché domandare lumi su una via, però, se ne esce: «Hai qualche spicciolo?». Come no, giusto 20 centesimi. Totale del giro: 12,60 euro, 63 offerte.
Carità e vagoni. Alleggeriti - e parecchio - del carico è arrivato il momento di scendere in metropolitana. Pure qui i questuanti sono stanziali o itineranti. A Tiburtina ecco un suonatore pelato in camicia blu, sbottonata fin sotto il petto. La moneta sbatte sulle altre e produce un suono sordo, inudibile. Lui fa un mezzo inchino con il capo e continua a inseguire le sue note. A Termini ci aspetta al varco un senegalese annoiato sugli scalini che portano alla «A», mentre altri presidiano gli accessi in superficie della «B». A bordo, alla fermata Policlinico, sale un tipo in sandali che tiene in equilibrio un’enorme fisarmonica. Con lui un ragazzo in pantaloncini che asseconda il ritmo con una bottiglia zeppa di sabbia bianca e balla sul posto. A Bologna, due minuti dopo, è già il momento di riscuotere. Siamo pronti. Meno samba e più melodramma sulla linea rossa, dove tra Spagna e Lepanto una giovane mamma dell’est con bimbo in braccio elenca le sue sciagure. Diamo il nostro contributo, ci sorride. Totale del giro: 3,40 euro, 17 offerte.
Ogni maledetto semaforo. Premessa: tra lavavetri, barboni e mendicanti sono davvero pochi gli incroci della capitale dove si può attendere indisturbati che il rosso diventi verde. Poi, in stagione di calura e di finestrini abbassati, l’approccio diventa più facile, meglio se avviene con fantasia. C’è poco traffico in questi giorni e girare in macchina per Roma è compito agevole. Viale Cristoforo Colombo è regno di giocolieri, quello tra via Candia e via Leone IV di un panciuto e abile palleggiatore (di testa), quello tra via di Portonaccio e via Prenestina di acrobati. Offerta per tutti loro, pescata dal sacchetto quasi vuoto. Ce n’è ancora per annotare i questuanti di piazza San Giovanni, quelli delle Terme di Caracalla e di via Ostiense per restare a secco di benevolenza. Totale del giro: 4 euro, 20 offerte.
Il bilancio. Ce l’abbiamo fatta: per fare 100, ovvero per spendere 20 euro in elemosine da 20 centesimi, ci abbiamo messo quasi sei ore, due in meno di quelle preventivate. Sarebbero state ancora meno se non ci fossimo complicati gratuitamente la vita e avessimo proceduto in maniera opposta, cominciando in macchina e finendo a piedi. Il dato, evidente, è che Roma è invasa dai mendicanti, inutile sostenere il contrario. Il fenomeno prospera in periferia e resiste al centro, specie in tutte quelle vie e vicoli che, fisiologicamente, è difficile tenere sotto controllo. Ci sono però delle eccezioni illustri di cui sarebbe opportuno prendere nota, su tutte via della Conciliazione. Senza nessuna pretesa statistica, comunque, in questa sede ci interessano i dati empirici: in sei ore ci siamo imbattuti in 100 questuanti, uno ogni tre-quattro minuti. La lezione, almeno quella, è chiara: conviene girare muniti di monetine.

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