Parte il il tampone in auto

È cominciata da Roma la sperimentazione dei tamponi "drive through" eseguiti dal personale sanitario ai sospetti casi Covid direttamente in auto. La Regione Lazio vuole mettere a punto anche i "test rapidi" per controllare i sei milioni di abitanti

Prende il via a Roma il "Drive through", il tampone che viene eseguito sui pazienti direttamente a bordo delle loro auto. L'ambizioso progetto, cominciato dall'Asl Roma 1 a Santa Maria della Pietà, ha come obiettivo quello di campionare l'intera popolazione del Lazio, circa 6 milioni di persone.

Come funziona

Come si legge sul Messaggero, al caso sospetto di Covid-19, il personale medico esegue il tampone naso-gola attraverso il finestrino senza che il paziente scenda dal proprio veicolo. Con questo sistema, vengono smaltite le file negli ospedali e si aumenta in modo esponenziale il numero di persone "testate". Il laboratorio, però, ha le proprie tempistiche (almeno 8 ore) per i risultati che non possono essere velocizzate. Se l'obiettivo della Regione è di riuscire ad analizzare tutti e sei i milioni di abitanti, per l'impresa titanica sono necessarie altre soluzioni.

Ecco i test rapidi

È così che, l'Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani e l'Area funzionale aggregata di medicina di laboratorio del policlinico Tor Vergata, stanno portando avanti due modelli di ricerca per arrivare ad avere dispositivi rapidi in grado di dire se un paziente è positivo o meno al Covid-19 anche nell'arco di dieci minuti. Ma i medici mettono in guardia. "Non sempre rapidità è sinonimo di affidabilità" spiega Pier Luigi Bartoletti, segretario provinciale della Federazione italiana dei medici di famiglia.

Per essere certi che i modelli sperimentali possano essere utilizzati a livello diagnostico e su larga scala, sarà necessario, per prima cosa, confrontare un campione significativo di analisi veloci con i risultati di laboratorio. Soltanto così si potrà capire se i test rapidi funzioneranno o meno.

Lo Spallanzani sta lavorando sui tamponi veloci che medici di famiglia ed operatori sanitari stanno eseguendo a Nerola e Contigliano, due piccoli comuni laziali oggetto di una sperimentazione dove si stanno utilizzando degli stick simili ai test di gravidanza con i quali viene prelevata una goccia di sangue mescolata ad un liquido chimico "buffer" che va a ricercare le immunoglobuline, le proteine globulari coinvolte nella risposta immunitaria.

Come funzionano

Nello specifico, si cercano le immunoglobine "G" e le immunoglobine "M" (sigla IgG-igM). Una lettera cambia tutto: se sullo stick compare la lettera G, significa che il soggetto è stato positivo ma l'infezione è passata ed è immune al virus perché il suo corpo ha sviluppato gli anticorpi; se, invece, spunta fuori la lettera M, l'infezione è recente e la malattia è in atto.

Questi test rapidi sono stati inviati allo Spallanzani per confrontarli con i test di laboratorio mentre al Policlinico di Tor Vergata si sta sperimentando un altro test, un mix tra lo stick ed il metodo immunofluorescente che va sempre alla ricerca delle IgG e delle IgM ma che "rende più tracciabile il risultato perché la lettura dell'esito non è soggettiva come invece avviene per lo stick" spiega Sergio Bernardini, primario dell'Area funzionale di medicina di laboratorio di Tor Vergata. In sostanza, è come se si stesse studiando un dispositivo terzo che unisce la velocità del test rapido all'analisi fatta in laboratorio.

Saranno necessari alcuni mesi per avere risultati soddisfacenti perché, più alto è il numero delle persone campionate, più basso è il rischio di avere dei "falsi positivi" o "falsi negativi". L'obiettivo finale è arrivare ad un indice di attendibilità compreso tra il 98 e il 99% incrociando i risultati dei test rapidi con quelli di laboratorio.

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