Coronavirus, scoperta sartoria illegale di mascherine

La rivendita di mascherine contraffatte era situata nel quartiere Portuense. Il proprietario della struttura è stato denunciato dalla guardia di finanza

C’è gente che ci prova. Sempre. Puntualmente. Sono quei furbetti che molto spesso finiscono nei guai per un comportamento che va oltre la legge. Sciacalli ai tempi del coronavirus. Tanti i tentativi di business attuati per speculare sulla situazione di emergenza. Prosegue, infatti, senza sosta l’attuazione del piano di controlli messo in atto dal comando provinciale della guardia di finanza di Roma per contrastare i comportamenti illegali e fraudolenti che sfruttano l’attuale emergenza sanitaria determinata dal Covid-19. Numerose mascherine, prodotte artigianalmente da una sartoria di Roma ubicata nel quartiere Portuense, erano pronte ad essere messe in commercio, sebbene non conformi alla normativa comunitaria e nazionale poiché sprovviste del marchio di qualità Ce.

Il titolare dell’attività, che aveva addirittura pubblicizzato la vendita dei manufatti, è stato denunciato alla procura della Repubblica di Roma per frode in commercio dalle fiamme gialle del terzo nucleo operativo metropolitano della capitale. Ma non è tutto. Non è l’unico furbo scovato dalle forze dell’ordine nelle ultime ore. Nel retrobottega di una farmacia sita nella zona di Guidonia Montecelio, al cui esterno era esposto un cartello con l’indicazione "maschere esaurite", i finanzieri del gruppo di Tivoli ne hanno sequestrate 228 che venivano vendute al prezzo di 35 euro l’uno, cinque volte superiore al valore di acquisto.

Per il titolare e tre suoi dipendenti è scattata la segnalazione all’autorità giudiziaria di Tivoli per il reato di manovre speculative su merci, con conseguente richiesta di assegnazione dei prodotti alla protezione civile, affinché siano utilizzati dagli operatori chiamati a gestire l’emergenza. Altre 480 mascherine non in linea con gli standard di sicurezza sono state scovate da militari della compagnia di Frascati in una rivendita alla Romanina, acquistate in nero e occultate sotto il bancone.

Anche in questo caso l’esercente è stato denunciato alla procura della Repubblica di Roma. Sono in corso indagini per risalire all’origine della filiera illegale. Dall’inizio dell’emergenza, sono state centinaia le attività commerciali di Roma e provincia controllate dalla guardia di finanza per verificare la corretta esposizione dei prezzi al pubblico e sventare ogni possibile pratica speculativa, commessa approfittando dell’aumento vertiginoso della domanda di mascherine e disinfettanti.

L’attività rientra nel più ampio dispositivo di contrasto agli illeciti ai danni dei commercianti e dei cittadini onesti, soprattutto in un momento delicato come quello attuale. Il braccio della legge, insomma, non va in quarantena. E questa è una buona notizia. Questo atteggiamento, ovviamente, premia gli onesti. Chi con fatica mette le sue conoscenze a servizio della cittadinanza. È il caso, per esempio, di tutti quei farmacisti che rispettano la legge e che in questi giorni risultano fondamentali nella lotta al coronavirus. A quel Covid-19 che tanto fa paura per le strade della capitale. E non solo.

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