T ecnicamente, il maggior pregio dell'impresa di Valentino Rossi a Jerez, con la disputa dell'intero Gp di Spagna senza la pedana destra, si concentra sulla frenatura, per la conseguente rottura del pedale di comando del dispositivo posteriore, e sulla posizione di guida, che, dalla rivoluzione dell'indimenticato Saarinen (il caro Trulli ne porta il nome, Jarno) in qua, costringe il centauro a notevoli spostamenti in sella, allo scopo di orientare il baricentro del mezzo. Così, se, in passato, i casi di rottura di una pedana, in seguito a lieve caduta, erano abbastanza frequenti, del tutto diverse erano le conseguenze sulla guida. Nei miei tempi giovanili, quand'ero commissario tecnico della Federazione motociclistica, c'erano piloti esuberanti e generosi all'inverosimile, come Tenni, Bandirola, Clemencich, Milani e via via fino a Provini e a Liberati, che si adattavano alle condizioni di guida più impensate. Addirittura, nelle epoche più lontane, esistevano due pedane, una per la posizione in curva e l'altra per quella sdraiata, in rettilineo. I funambolismi di Raffaele Alberti o di Dario Ambrosini erano famosi. Ma un conto è lo spostamento del corpo in senso longitudinale, altro conto è il movimento trasversale.
Dal punto di vista della frenatura, bisogna osservare che il ruolo della ruota posteriore è notevolmente inferiore a quello della ruota anteriore, sia per la ripartizione delle forze aderenti, sia per il cosiddetto trasferimento di carico. E questi sono concetti intuitivamente noti ad ogni normale ciclista. Con i potentissimi freni moderni, l'equilibrio delle forze è sempre molto impegnativo. Con le vecchie moto, era quasi normale la condotta senza l'uso del freno posteriore.
Rossi, perché è stata unimpresa
Con i potentissimi freni moderni, un incidente di questo tipo cambia tutti gli equilibri di guida
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