Gentile Direttore Feltri,
ho visto la prima pagina dell'«Unità» di oggi, martedì 7 aprile, con quel titolo sul barcone affondato e su Salvini che mostrerebbe il crocifisso a Pasqua quasi fosse questo lo scandalo: «Pasqua di morte, strage in mare. Ma Salvini festeggia mostrando il crocifisso».
Le chiedo sinceramente: cosa significa? Qual è il nesso tra una tragedia in mare e un ministro italiano che, da cristiano, a Pasqua, esibisce un simbolo della propria fede?
A me pare un titolo incomprensibile, forzato, quasi delirante. Ma vorrei capire da lei se sbaglio.
Tino Bianchi
Caro Tino,
non sbagli proprio per niente. E non affannarti a cercare un filo logico in quel titolo, perché quel filo non esiste. Risparmia le energie cerebrali. Non c'è correlazione. Non c'è attinenza tra i due fatti. Non c'è alcun nesso causale né è mai esistito. Tu, io e chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio siamo destinati a non capirlo per una ragione molto semplice: è un titolo che non vuole spiegare, vuole colpire; non vuole chiarire, vuole insinuare; non vuole informare, vuole accusare. Il messaggio è il solito, trito e ideologico: se muore qualcuno nel Mediterraneo, la colpa è dell'Italia, del governo, di Salvini, del rosario, del crocifisso, del cristianesimo, dell'Occidente, dell'uomo bianco, possibilmente anche del clima e del patriarcato, già che ci siamo. È il riflesso automatico di una sinistra che, davanti a qualsiasi dramma, non si domanda che cosa sia accaduto davvero, ma cerca immediatamente il colpevole politicamente utile: gli italiani, anzi i «fascisti», così li chiamano.
Ora, i fatti, che sono meno poetici ma più seri delle fantasie redazionali, dicono altro. Queste persone non sono state caricate a forza da Salvini su un barcone. Non sono state costrette con la pistola puntata alla tempia dal governo italiano a prendere il mare. Non sono state deportate dall'esecutivo verso la morte. Si sono messe in viaggio volontariamente, affidandosi a trafficanti di esseri umani, pagando per essere trasportate illegalmente in Europa, nella speranza di entrare nel nostro Paese fuori da qualunque regola, fuori da qualunque canale legale, fuori da qualunque controllo.
E già questo dovrebbe bastare a chiudere la discussione. Invece no. Perché, per una certa propaganda, i migranti non devono mai essere considerati soggetti delle proprie scelte, ma sempre e soltanto corpi da usare per colpire politicamente l'avversario. Non individui responsabili, ma strumenti retorici. Non persone, ma clave. E così ogni naufragio diventa occasione per scaricare sull'Italia una colpa metafisica, quasi fossimo noi i padroni del mare, i registi dei trafficanti, gli organizzatori delle partenze, i mandanti delle tragedie.
È una menzogna intellettuale prima ancora che politica. La verità è che il Mediterraneo è da anni la scena di un traffico criminale che prospera proprio grazie a questa gigantesca ipocrisia: da una parte gli scafisti e le reti che lucrano sulla disperazione o sull'ambizione di chi vuole entrare illegalmente in Europa; dall'altra una certa sinistra europea e italiana che, anziché stroncare il fenomeno, lo ammanta di umanitarismo da salotto. Il risultato è sempre lo stesso: altri morti, altri barconi, altri titoli deliranti, altra pornografia morale.
E veniamo al crocifisso o al rosario di Salvini, che evidentemente disturba più dei trafficanti. Cosa c'entra? Nulla. Assolutamente nulla. Ed è proprio questo il punto. Quel simbolo cristiano, esibito nel giorno di Pasqua da un politico italiano, viene chiamato in causa non perché abbia una relazione con la tragedia, ma perché serve a costruire un'accusa simbolica: il colpevole non è chi organizza i viaggi clandestini, non è chi mette esseri umani su carrette del mare, non è chi incassa denaro promettendo approdi impossibili. Il colpevole è il cristiano che prega, l'italiano che difende i confini, il ministro che rifiuta di considerare l'immigrazione clandestina un diritto naturale. Siamo alla superstizione ideologica. Secondo questa logica malata, se un uomo politico di destra mostra un simbolo religioso nel giorno più importante della cristianità, allora è un ipocrita, anzi un complice della morte in mare. Ma perché? Forse il rosario spinge i barconi a rovesciarsi? Forse il crocifisso li manda a fondo? Forse il Vangelo scrive i piani dei trafficanti? Siamo al grottesco, e il grottesco diventa ancora più ripugnante quando pretende di travestirsi da superiorità morale.
La sinistra fa questo da anni: confonde deliberatamente pietà e resa, compassione e suicidio, accoglienza e dissoluzione dei confini. Vorrebbe che l'Italia si disponesse davanti alle coste africane con le proprie navi a raccogliere chiunque desideri arrivare qui. Vorrebbe trasformare il Mediterraneo in una specie di servizio traghetti a spese del m contribuente italiano. Vorrebbe che ogni limite fosse considerato crudeltà, ogni regola razzismo, ogni prudenza disumanità. E poi si stupisce se il problema esplode, se il sistema collassa, se l'opinione pubblica si ribella. Mi spiace, ma uno Stato di diritto non può ragionare così.
Dunque sì: quel titolo è forzato, disonesto, fazioso. Ma soprattutto è vigliacco. Perché non se la prende con i veri responsabili, che sono i trafficanti, le reti criminali, gli apparati di complicità internazionale e anche quel clima culturale che ha reso l'immigrazione illegale una sorta di totem intoccabile.
No, preferisce prendersela con Salvini che mostra un crocifisso a Pasqua. Più facile, più comodo, più redditizio sul piano ideologico. Si tratta del solito vecchio vizio: assolvere i carnefici veri e processare il bersaglio politico preferito.Amen.