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Sato Sushi, l’all you can eat di alta qualità

Il ristorante in via Lazzaro Palazzi a Milano rinfresca la formula del “mangia quanto puoi” con una proposta che non accetta compromessi sulla materia prima e che prevede piatti accurati e anche piuttosto creativi. Lo staff è tutto under 40, dal patròn Zhou Leonardo ai manager Roberto Liu e Vera Ji fino agli chef Xu Shimao (che si occupa del sushi) e Zhang Caiwei. Si ordina con il tablet

Sato Sushi, l’all you can eat di alta qualità

Siamo sinceri: l’all you can eat non è di solito considerato un sinonimo di qualità. Del resto la formula “mangia quanto riesci” a prezzo fisso conobbe una grande fortuna una decina di anni fa e ha ancora i suoi estimatori soprattutto tra i più giovani che amano mangiare giapponese senza farsi alleggerire troppo il portafogli e la materia prima non può essere ovunque eccelsa.

C’è però qualche commendevole eccezione. Una di queste è al numero 6 di via Lazzaro Palazzi, in zona Porta Venezia, dove si trova Sato Sushi Experience, un elegante ristorante nato da un’idea di Zhu Leonardo, imprenditore della ristorazione asiatica gourmet, e che vede in trincea una squadra agguerrita tutta di under 40: il manager del ristorante Roberto Liu, la sua vice Vera Ji (una vera forza della natura), e i due chef, Xu Shimao che si occupa del sushi e Zhang Caiwei, che cura il resto della cucina. Che è giapponese di base ma con frequenti divagazioni cinesi e thai.

Da Sato Sushi le materie prime sono di buon livello e la cura del dettaglio è certamente molto più accorta di quanto ci si appenda in un ristorante “ayce”. Formula che qui viene interpretata in modo intelligente: intanto il prezzo è conveniente ma non bassissimo: 40 euro escluso il coperto (2 euro) e ovviamente dolci, bevande, caffè e distillati. Poi ci sono piatti opportunamente segnalati che possono essere ordinati una sola volta. Infine i camerieri sconsigliano troppe ordinazioni tutte assieme: meglio chiedere poco per volta a misura della propria fame, grazie al tablet di cui ogni tavolo è fornito, anche perché quello che non viene consumato deve essere pagato a parte (ma può essere portato a casa). I bambini sotto i dieci anni pagano 20 euro ma non possono ordinare i piatti speciali. E naturalmente chi non vuole sottostare a queste regole può tranquillamente ordinare alla carta meno piatti ma più abbondanti.

Ecco, la carta: è molto vasta ed è suddivisa in antipasti, fritture, dim sum, zuppe, nigiri, gunkan, uramaki, sahimi e carpacci, tartare, primi (pad thai, spaghetti, di riso, spaghetti di soia, riso), piatti alla griglia e piatti saltati. Impossibile citare tutto e certamente la prima volta ci si perde un po’ in questa abbondanza e si rischia per l’appunto di voler provare tutto riempiendo troppo il tavolo. Vi basti sapere che l’ultimo menu ha introdotto nuovi piatti come il notevole Raviolo di Wagyu (ripieno di wagyu, funghi shiitake e salsa tartufo, servito con salsa wasabi), il pollo Gong Bao saltato con peperoncino e arachidi e l’UraRicciola, un uramaki con avocado e philadelphia (all'esterno ricciola, gambero rosso di Mazara del Vallo, salsa yuzumiso e kizami). Naturalmente restano anche i piatti più richiesti, che incarnano la filosofia del ristorante, come lo Zuke Maguro, la Millefoglie di Tonno, il Black Cod, il Teppan Kobe e il Pad Thai Gamberi.

Tutto è di ottimo livello, il personale riesce a scongiurare l’ingorgo di troppe pietanze in tavola, rischio sempre presente in questi casi. Le creazioni compongono un vero viaggio in una cucina orientale di buona qualità e anche i piatti con il pesce crudo, nei quali il pregio della materia prima è fatidico, si mostrano all’altezza delle aspettative. “Il sushi – spiegano i soci - non è solo cibo, è un’esperienza profondamente sensoriale e culturale. Il nostro obiettivo è trasformare un semplice pasto in un momento di vera scoperta. Vogliamo dimostrare che l’eccellenza non è un lusso riservato a pochi: un all you can eat può e deve essere sinonimo di qualità assoluta, alla portata di tutti”.

Alla fine Sato Sushi è un ottima scelta, un buon compromesso tra chi non può permettersi i ristoranti giapponesi fine dining, con conti a tre cifre ma che non vuole cedere un passo in termini di gusto e salubrità e magari sa apprezzare anche qualche tocco di audacia negli abbinamenti. La tecnica appare impeccabile, le presentazioni sono accurate, l’atmosfera è contemporanea e la presenza dei tablet che può mettere in difficoltà qualche boomer è invece assai gradita ai clienti più giovani, evidentemente attraversati da una certa euforia.

Due parole sugli chef: Xu Shimao, il “sushi-man”, è un professionista con una lunga esperienza alle spalle, che ha maturato una precisione estrema e una propensione all’equilibrio secondo la filosofia nipponica che fa dell’’armonia una precisa attitudine esistenziale. Zhang Caiwei è più contemporaneo e ama la ricerca continua di tecniche e accostamenti, che si esprime al meglio soprattutto nei piatti freddi.

Ah, il nome

Sato è un omaggio al mentore che ha formato Zhu Leonardo all’amore per la cucina e per l’accoglienza.

Sato Sushi, via Lazzaro Palazzi 6, Milano. Tel. 02911448060. Sito web www.satosushi.it. Sempre aperto a pranzo e a cena

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