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Sal Da Vinci sbanca l'Ariston e chiude l'era di Carlo Conti

Bocelli arriva a cavallo, passaggio di consegne (in sala) con il prossimo presentatore e direttore artistico Stefano De Martino

Sal Da Vinci sbanca l'Ariston e chiude l'era di Carlo Conti
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Dal nostro inviato a Sanremo

Dunque Sal Da Vinci vince Sanremo dopo una finale a cinque davanti a Sayf, Ditonellapiaga, Arisa e Fedez con Masini. L'inizio era stato istituzionale, Carlo Conti, Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti a centro palco a dare il via alla finale del 76esimo Festival di Sanremo con l'inevitabile, giusta riflessione contro le guerre: "Proteggiamo i bambini". Poi via. Signore e signori, ecco a voi. Il rito è sempre lo stesso, l'emozione stavolta cambia. È una sorta di (irrituale) passaggio di consegne tra il vero erede di Pippo Baudo e il suo successore che è seduto là in mezzo alla platea, Stefano De Martino. Sarà il prossimo conduttore e farà pure il direttore artistico perché, si sa, a questo 36enne di Torre Annunziata, bello e atletico ma ieri sera emozionatissimo, piacciono le sfide, specialmente se sono difficili. Carlo Conti l'ha investito in diretta tv, mai successo prima. "Non vedo l'ora di mettermi a lavoro", ha subito detto il nuovo re di Sanremo.

Colpo di scena a parte, la serata, didascalica com'è, a parte quando arriva Nino Frassica prima, quasi in apertura, con il "Decalogo del direttore artistico" e poi con le battute di "Novella Bella edizione Sanremo", è più che altro una lunga passerella di cantanti, 30, roba sterminata da Francesco Renga fino a Eddie Brock (classificato ultimo).

Le uniche eccezioni sono l'intervento di Gino Cecchettin, che sale dalla platea nel ricordo della figlia Giulia e di tutte le vittime di femminicidio, e l'arrivo sontuoso di Andrea Bocelli a in sella al Caudillo, il suo cavallo (bianco) preferito, che lo accompagna fino all'ingresso dell'Ariston dove lo attendono la moglie Veronica e Carlo Conti. Sul palco, il tenore dei due mondi canterà poi i "propri" brani sanremesi, ossia Il mare calmo della sera seduto al pianoforte (con il quale vinse le Nuove Proposte nel 1994) e poi il super classico Con te partirò (quarto tra i Big nel 1995). Standing ovation.

Una serata scintillante ma accademica, che ha pagato la lunghezza sterminata (il vincitore è stato annunciato intorno alle due) e quella sensazione di inevitabile fine di un'epoca. Il prossimo Sanremo darà per forza un segnale di cambiamento perché è fisiologico e, soprattutto, perché sia gli ascolti che i dati discografici richiedono un deciso rinnovamento.

Intanto si celebra un'epoca che proprio a Sanremo è sbocciata, quella di Laura Pausini, coconduttrice che al Festival è esplosa e adesso fa pace con gli haters perché qui ha raccolto quasi esclusivamente critiche positive. Tocca a lei di cantare un medley di canzoni (In assenza di te/Incancellabile/Invece no) proprio prima che inizino gli annunci dei vincitori, prima quello del Premio della Critica per i Campioni (Fulminacci), poi quello della Sala Stampa Lucio Dalla per radio, tv e web (Serena Brancale) e via elencando.

In poche parole, una serata sovrastata dalla cronaca inquietante da Iran e Dubai. Non fosse che per questo, si capisce, c'è meno voglia di festeggiare quando alle 2 Carlo Conti chiude definitivamente il suo curriculum sanremese.

Sono stati due anni di transizione dopo l'era Amadeus e, per di più, nel bel mezzo di una delle più colossali transumanze di gusti musicali del tempo recente, uno spostamento di gusti così rapido che sfugge persino agli algoritmi, figurarsi a un Festival unico al mondo ma pur sempre, fortunatamente, fatto a mano.

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