Coronavirus

Covid-19 e quarantena, allarme demenza senile per gli over 60

A causa della quarantena causata dal Covid-19, molti anziani sono costretti a vivere in solitudine le proprie giornate. Secondo uno studio, ciò aumenterebbe il rischio di demenza senile

Covid-19 e quarantena, allarme demenza senile per gli over 60

Uno dei rischi della quarantena per gli over 65 è la demenza senile. Per demenza, in questo caso, si definisce un disordine progressivo dell'età associato al deterioramento della memoria, della cognizione, del comportamento e alla diminuzione della capacità di svolgere le attività della vita quotidiana. L'Alzheimer è il tipo più comune di demenza, che rappresenta quasi il 70 per cento dei casi.

A causa dell’emergenza Covid-19 le attività fisiche, sociali e cognitive sono ridotte e la maggior parte degli anziani trascorre la propria giornata in solitudine e in maniera passiva. Sono questi comportamenti che mettono a repentaglio la salute mentale. A sostenerlo è uno studio condotto dal laboratorio Laserc (Epidemiologia e Ricerca Clinica), coordinato dalla psicologa Simona Di Santo, nell'ambito dell'attività di ricerca in neuroscienze e neuroriabilitazione della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma. La ricerca accurata è stata pubblicata in questi giorni sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry.

Il team di ricerca si è basato sull’analisi dei comportamenti di 128 persone volontarie, appartenenti alla fascia d’età over-60. Dallo studio è emerso come il lockdown abbia determinato cambiamenti rilevanti negli stili di vita di queste persone. Di fatti oltre 1 persona su 3 ha ridotto i livelli di attività fisica e il 70% ha riferito un aumento della sedentarietà. Circa 1 anziano su 3 ha modificato anche la propria dieta quotidiana. Il 35% ha riferito un aumento del peso.

I partecipanti si sono lamentati principalmente delle restrizioni legate alle proprie relazioni sociali, anche se l'11% ha riferito di essere ancora impegnato in attività sociali, come l'incontro con altre persone nel rispetto della distanza di sicurezza o la partecipazione a incontri di gruppo su piattaforme online. Circa 1 persona su 5 ha ridotto anche i comportamenti attivi, come cucire, ricamare, lavorare a maglia, dedicarsi ad attività artistiche, bricolage o giardinaggio.

Il 60% si dedica alle attività ricreative passive come guardare la tv o ascoltare la radio. La riduzione dei contatti sociali crea un enorme disagio psichico che si manifesta attraverso stati di ansia, sbalzi d’umore repentini, sino a sfociare nella depressione. Studi scientifici sostengono che, al contrario, poter contare su una rete sociale fatta di amici e familiari offrirebbe numerosi vantaggi fisici e cognitivi per gli anziani, stimolando il livello di attenzione, migliorando la concentrazione e le capacità di memoria. Una vita soddisfacente dal punto di vista sociale infatti è in grado anche di rallentare gli effetti di altre malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzheimer.

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