"Sintomi, cure, vaccino: vi spiego cosa succede con l'epatite misteriosa"

Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria, spiega come distinguere il nuovo virus da quelli più comuni

"Sintomi, cure, vaccino: vi spiego cosa succede con l'epatite misteriosa"

Nell’epatite acuta non sempre c’è febbre e non basta un semplice antipiretico per ridurre i sintomi. Annamaria Staiano, presidente della Società Italiana di Pediatria, spiega nei dettagli come distinguere il nuovo virus da quelli più comuni.

Quali i sintomi?

“Soprattutto gastrointestinali, diarrea e vomito. Ci può essere o meno la febbre, così come l’ittero, ovvero una colorazione gialla della cute, anche a livello oculare. La parte bianca dell’occhio diventa giallina. Ci possono, poi, essere ancora due sintomi importanti: le urine più scure del solito e le feci pallide-biancastre”.

Come distinguerla da una normale febbre?

“Nell’epatite di cui stiamo parlando, non sempre c’è febbre. C’è, invece, una maggiore compromissione dello stato generale del bambino, più abbattuto del solito. I sintomi sono persistenti. In un episodio febbrile acuto con un semplice antipiretico si ritorna alla normalità. In questo caso, invece, non è così. Soprattutto c’è astenia, senso di stanchezza”.

Come curarsi?

“Si tratta di un’epatite di tipo virale. Va curata con terapia adiuvante, di supporto. Per i virus non ci sono farmaci specifici. Fondamentale è l’idratazione. Si tratta, comunque, di una patologia che va inquadrata dal pediatra e per cui spesso si va in ospedale”.

Meglio andare al pronto soccorso?

“Nella maggior parte dei casi i bambini vanno in ospedale perché l’evoluzione del quadro clinico non è prevedibile”.

Si tratta di una patologia che c’è sempre stata o è comparsa solo ora?

“È una patologia la cui segnalazione è stata fatta per la prima volta solo il 5 aprile, quando l’Oms ha comunicato 10 casi in Inghilterra, in bambini di età compresa tra i 15 mesi e i 5 anni. Dopo 5 giorni, si è arrivati a 74 infetti con un quadro clinico sovrapponibile e soprattutto con un qualcosa di cui non si conosce l’origine. Gli esami per i normali virus sono risultati negativi. Del resto è in atto un programma di sorveglianza e valutazione perché sono in corso approfondimenti per capire quali sono appunto gli agenti che possono causare tali tipologie di epatiti. Possono essere malattie autoimmuni, metaboliche”.

Quali sarebbero le cause?

“Inizialmente si è parlato dell’adenovirus. Ciò, però, è stato sconfessato con l’aumento dei casi. Non è certamente il Sars Cov-2, assente nei soggetti colpiti. Né c’entrano nulla i sieri anti Covid, trattandosi perlopiù di bambini di età inferiore ai 5 anni e quindi non vaccinati”.

Secondo il virologo Crisanti, si tratterebbe di una reazione immunitaria?

“Potrebbe essere. A oggi non siamo nella possibilità di dare indicazioni certe, tanto è vero che la stessa Oms ha modificato la terminologia. Si parla di caso certo quando si identifica la causa, probabile quando non lo è nonostante ci siano caratteristiche comuni. Siamo in una fase di valutazione con approfondimenti soprattutto dal punto di vista eziologico”.

Esiste una correlazione tra la malattia e i vaccini?

“Assolutamente no! É stato incriminato soprattutto quello anti Covid. Stiamo parlando, però, di una correlazione che è già stata esclusa con certezza”.

Quali sono i soggetti più esposti?

“I bambini di età inferiore ai 10 anni, con test negativi alle epatiti conosciute fino a ora, con gli enzimi epatici elevati, soprattutto le transaminasi”.

Ci sono stati, intanto, morti in Inghilterra, diversi i bambini ricoverati in Italia

“Ci sono stati dei trapiantati. In Italia fortunatamente la situazione è sotto controllo. Fino a ora sono stati riportati 17 casi di cui solo uno ha richiesto il trapianto, tra l’altro un bambino di 11 anni, che non rientra completamente nelle caratteristiche della nuova epatite”.

É giusto creare allarmismi?

“No! Dobbiamo solo essere attenti e vigilare. Nei prossimi giorni comprenderemo meglio il fenomeno e stabiliremo quindi se dare l’allarme oppure no. Per ora suggerisco solo cautela nella valutazione dei dati”.

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