Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 17:55
Salute

Stenosi aortica, a Torino impiantata protesi mentre il paziente è sveglio

L'eccezionale intervento è stato eseguito dai medici dell'Heart Team dell'ospedale Molinette di Torino

Tumore annientato con ago, bimba torna a dormire dopo due mesi

È una patologia valvolare molto comune nei Paesi Occidentali, la più frequente in Italia. Se non adeguatamente trattata, l'evoluzione della malattia è causa di decesso nel 50% degli individui a distanza di 3 anni dalla comparsa dei primi sintomi. La stenosi aortica consiste in un restringimento della valvola aortica, attraverso la quale passa il sangue prima di immettersi nel sistema arterioso. A causa dell'ostruzione, il ventricolo sinistro deve aumentare la propria pressione di spinta. Di conseguenza si avrà un'ipertrofia (ingrossamento) della parete cardiaca. Molteplici sono le cause della stenosi aortica. Essa è congenita nel momento in cui è legata a malformazioni come la bicuspidia aortica. Può altresì correlarsi a patologie di origine reumatica, ovvero dovute ad una precedente e malcurata infezione batterica. Infine la degenerazione calcifica. Quest'ultima è generalmente collegata al normale processo di invecchiamento dell'organismo e dà i primi segni dopo i 65 anni. Le manifestazioni variano in base alla gravità della condizione clinica. Se il restringimento della valvola è lieve, si avrà un soffio al cuore. Diversamente il soggetto accuserà dispnea (fame d'aria), angina pectoris (dolore al petto) e sincope (svenimento improvviso).

Per la prima volta in Italia un paziente è stato operato da sveglio per l'impianto di una protesi aortica. Al 53enne, in attesa di un trapianto di rene, è stata diagnosticata una stenosi aortica in maniera del tutto casuale. Come si legge nel comunicato stampai medici dell'Heart Team dell'ospedale Molinette di Torino, aiutati dalla tecnologia della nuova Sala ibrida, hanno eseguito l'operazione attraverso l'arteria carotide (tramite il collo) con l'uomo in anestesia locoregionale. L'intervento è stato effettuato dalle équipe coordinate dal professore Mauro Rinaldi (Direttore di Cardiochirurgia universitaria) e dal professore Gaetano Maria De Ferrari (Direttore della Cardiologia universitaria). Dopo 50 minuti in sala operatoria, il 53enne è stato subito trasferito in reparto senza passaggio in terapia intensiva, per poi essere dimesso al terzo giorno di ricovero. Ora sta bene e attende un rene nuovo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.