Sarkò, un’altra rissa con i media: la scorta picchia un cronista

Non fosse per la statura, intollerabilmente meschina per fare il divo del cinema, il presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbe le carte in regola per impersonare un personaggio della guapparia transalpina, detta milieu. Lo sguardo torvo e minaccioso alla Jean Gabin, quando gli vengono i cinque minuti, ce l'ha; ma anche il linguaggio brusco e i toni sbrigativi da brigadiere, quando abbandona i soliti, stucchevoli panni dell'azzimato charmeur, sono gli stessi di certi personaggi della mala marsigliese cantata da Jean-Claude Izzo.
La sua bestia nera è la stampa, sono i giornalisti. Una domanda sgradita, una sottolineatura beffarda, una vignetta sarcastica e pungente, un commento men che compiacente, ed ecco il sangue salirgli agli occhi. Una volta, come accadde qualche mese fa ai due sventurati che avevano messo sul Journal de Dimanche la notizia del presunto tradimento reciproco tra Nicolas e Carla Bruni, i giornalisti venivano licenziati su due piedi. Ora siamo alle vie di fatto. Intendiamoci: se un giornalista impertinente e irriguardoso si becca uno schiaffone da un presidente della Repubblica inutilmente insolentito, noi che pure siamo del ramo ci mettiamo d'un subito tra il pubblico plaudente. Ma se a prenderti a sberle sono i gorilla del presidente, e le sberle le becchi perché ti si vuole impedire di fare il tuo lavoro, come nel caso di cui diremo, allora il presidente in questione diventa simpatico come un Al Capone, come un Totò Riina, come un Don Fanucci (interprete Gastone Moschin) di cui al Padrino parte seconda.
Ed ecco la vicenda. Raccontano a Parigi che mercoledì sera, durante un'incursione a sorpresa del presidente Sarkozy a La Courneuve (Seine-Saint Denis), una delle zone difficili della banlieu parigina, le sue guardie del corpo avrebbero appunto preso a sberle un giornalista di France 3. Una troupe della suddetta rete della Tv di Stato stava girando nella zona un reportage sul traffico di crack quando si è imbattuta nel capo dello Stato, giunto inaspettato, e nella sua scorta. Sulla scena, all'improvviso, compare un giovane che il servizio d'ordine di Sarkozy ha appena bloccato per ingiurie al presidente. Il ragazzo, dicono i testi, è «ricoperto di sangue» (al pronto soccorso gli daranno nove giorni di prognosi) ma quando la troupe fa per filmare la scena, la scorta di sua eccellenza cerca di strappare la telecamera dalle mani di un giornalista, prendendolo a ceffoni.
Dite che è un grossolano passo falso? Sì, lo è. Ma non è che l'ultima delle imbarazzanti fesserie compiute dal debordante Sarkozy nei confronti della stampa. Sempre di ieri è la notizia che la società dei redattori di Le Monde, azionista di riferimento del gruppo editore del noto quotidiano parigino, ha votato in favore dell'offerta di ricapitalizzazione presentata dalla cordata dei tre uomini d'affari francesi Pierre Bergé, Xavier Niel e Matthieu Pigasse. Esattamente la cordata che sta sugli zebedei al permaloso Sarkozy, come lui stesso ha fatto sapere senza mezzi termini qualche settimana fa al direttore del giornale, Eric Fottorino, preferendole quella franco-spagnola guidata dal gruppo Sfa, editore del settimanale Nouvel Observateur, in partnership con la spagnola Prisa e l'operatore tlc France Telecom.
Insomma, per perdere il posto non c'è bisogno di dire che «Sarkozy ha gli occhi di un merluzzo fritto», come è accaduto ultimamente al noto comico Stephane Guillon, espettorato dalla sera alla mattina da un programma di successo che andava in onda su France Inter. Basta meno, molto meno, per far saltare la mosca al naso di monsieur le président. C'è un'aggravante. Si chiama Charron. Un tipo che dovrebbe sciolinare i rapporti dell'Eliseo con la stampa e che una volta, lisciandosi la cravatta e sorseggiando un pernod ha detto: «Sono i giornalisti a dover avere paura di noi, non noi di loro».
Vi ricordate dell'ex moglie di Sarkozy, la signora Cécilia? Nell'agosto del 2005 Paris Match ospita una sua foto in copertina. Ma al suo fianco non c'è il marito, bensì l'amante, Richard Attias, un pubblicitario farcito di miliardi. Il direttore del Match, Alain Genestar, salta come un tappo di champagne. E quando il settimanale Choc pubblica una foto del presidente che esce dal Consiglio dei ministri con un faldone di carte sotto il braccio, da cui occhieggia la lettera di una ammiratrice che gli manda «millions de besitos», ecco che il settimanale, già in stampa, accusa un improvviso arresto delle rotative. Sono piccolezze, certo. Anzi, piccinerie. Smargiassate da sopracciò. Che non impediscono a giornali anche di destra, come Le Figaro, di attaccare duramente il presidente, quando è il caso, infischiandosene di eventuali ritorsioni. Perché poi, ai colleghi francesi, quando la misura è colma, «le balle ancor gli girano», come cantava Paolo Conte a proposito di Bartali.

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