Saviano il censore vuole distruggere il «Corriere» del Sud

Simone Di Meo

Quello che (non) ho: un bel conto in banca grazie al Corriere della sera. Quattro milioni e settecentomila euro, spicciolo più spicciolo meno. Tanto può costare mettere in dubbio il Verbo di Roberto Saviano, il Signore degli appelli, il difensore dei post-it antibavaglio pretende una montagna di soldi da chi non si è spellato le mani ad applaudirlo, avanzando qualche dubbio sulla sua infallibilità. Altro che libertà di espressione e articolo 21 della Costituzione. I denari, la star dell’antimafia di carta, li vuole – via tribunale - dall’editore del Corriere del Mezzogiorno, dorso campano del Corriere, Giorgio Fiore, dalla Rai, dall’anziana nipote di Benedetto Croce, Marta Herling, e dal vicedirettore del Tg1 Genny Sangiuliano. La loro colpa? Sentite un po’. Nel 2011, in diretta tv da Fabio Fazio e poi in un libro, Saviano racconta che Benedetto Croce, rimasto intrappolato tra le macerie nel terremoto di Casamicciola, nel 1883, per avere salva la vita offrì 100mila lire ai suoi soccorritori.
Quando viene a saperlo, la nipote del filosofo, Marta Herling, scrive una pacata lettera di protesta al Corriere del Mezzogiorno per smentire la ricostruzione: Croce non promise alcun premio a chi lo tirò fuori dalle rovine in cui trovarono la morte i suoi genitori e la sorella, sia perché di questa storia, lo stesso Croce, non ha mai fatto cenno e sia perché nessuno – nemmeno un ricco qual era allora considerato Croce – poteva permettersela. Per dirne una: con la rivalutazione monetaria di oggi, le 100mila lire del 1883 varrebbero oltre 420mila euro di oggi.
Il direttore Marco Demarco piazza la replica in pagina: ha ragione Saviano o la Herling? Il primo che dice di aver ricavato la notizia da un articolo del 1950 di uno sceneggiatore candidato all’Oscar che, a sua volta, si rifà a una fonte anonima. La seconda, libri del nonno alla mano, afferma che l’episodio della mazzetta è tutto campato in aria. Qualche tempo dopo, arriva pure un servizio del Tg1 sulla vicenda con un’intervista alla Herling. Passano dodici mesi e l’autore di Gomorra si rifà vivo con la proprietà del Corriere del Mezzogiorno - dove ha mosso i primi passi da camorrologo – con un atto di citazione da brivido: 4 milioni di euro di risarcimento per danni non patrimoniali e 700mila euro per danni patrimoniali. Allergico alle critiche, Saviano dice di essere vittima di una campagna diffamatoria. Contattata dal Giornale, Marta Herling preferisce non commentare, mentre Demarco, in un editoriale, ha sfidato Saviano sul suo campo preferito: la libertà di stampa. «Nel frattempo mi limito a condividere ciò che Saviano ha scritto più volte sulla libertà di stampa. In modo particolare – ha scritto il direttore - le parole da lui usate su Repubblica il 29 agosto 2009, a proposito delle domande a Berlusconi: “Nessun cittadino, sia esso conservatore, liberale, progressista, può considerare ingiuste delle domande. (...) Spero che tutti abbiano il desiderio e la voglia di pretendere che nessuna domanda possa essere inevasa o peggio tacitata con un’azione giudiziaria. È proprio attraverso le domande che si può arrivare a costruire una società in grado di dare risposte”». Il vicedirettore del Tg1 Sangiuliano, invece, ha citato, a sua volta, Saviano per 10 milioni di euro per danno d’immagine. Soldi da destinare ai familiari delle vittime di mafia. Lo slogan dell’ultimo show di Saviano si ripropone di riscoprire il «valore» delle parole: le sue costano quattro milioni.

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