Le schede bianche manderanno a casa i politici

Qual è l'ultima tendenza che dilaga in Parlamento? A sentire il senatore Enrico Musso è una: ridurre il numero dei parlamentari. Una moda che circola da tempo tra i banchi degli onorevoli, che fanno a gara per trovare la soluzione più interessante alla dibattuta questione. «In questo momento si tende a cavalcare l'onda dell'antipolitica - spiega Musso - con l'obiettivo di dimezzare il numero dei parlamentari. È necessaria una riflessione più raffinata, che conduca a un'operazione mirata». Così, dopo la pausa estiva, il senatore torna a Roma con un disegno di legge di revisione costituzionale che oggi stesso depositerà in bozza alla presidenza del Senato, in attesa della presentazione ufficiale entro fine settembre. «Il mio disegno di legge - continua Musso - si propone di ridurre il numero dei parlamentari in relazione alla proporzione di schede bianche che vengono espresse nelle singole elezioni. Questo permetterà al cittadino di avere un potere che oggi di fatto non possiede; quello di ridurre il numero della rappresentanza parlamentare quando questa non soddisfa le esigenze degli elettori, attraverso lo strumento della scheda bianca, che fino a questo momento è stata tecnicamente inutile».
La revisione costituzionale si propone quindi di aggiornare i criteri numerici in ordine alla composizione della rappresentanza elettiva, allo scopo di tenere nel giusto conto il diffuso fenomeno dell'astensionismo in sede di voto (schede bianche e voti nulli), che sostanzialmente sono da intendersi come la manifestazione critica e di protesta da parte di quanti, pur intendendo esercitare il fondamentale diritto al suffragio, non trovano nell'offerta elettorale una risposta ritenuta adeguata. «In questo modo - aggiunge il senatore - l'elettore avrebbe uno strumento per premiare o penalizzare la classe politica. La scheda bianca è un chiaro, consapevole e civile segnale di dissenso che non va ignorato. Si potrà così ridurre l'assenteismo dalle urne, ma anche conquistare voti che oggi l'elettore attribuisce turandosi il naso verso il partito ritenuto meno peggiore. Occorre però fissare una soglia minima di parlamentari da eleggere nelle circoscrizioni nazionali (412 Deputati e 206 Senatori), tale da non alterare comunque la capacità rappresentativa dell'organo, tenendo ferma al contempo l'attuale soglia massima di 618 Deputati e 309 Senatori (630 e 315 rispettivamente se si includono i parlamentari eletti all'estero), che costituisce peraltro l'obiettivo ottimale della dimensione rappresentativa del Parlamento».
La proposta di revisione inoltre intenderebbe calcolare i seggi sulla base delle ultime rilevazioni anagrafiche effettuate dalle amministrazioni comunali anziché, come avviene oggi, sulla base dei risultati dell'ultimo censimento. «L' innovazione sta anche nel fatto - conclude Musso - che questa legge verrebbe applicata a partire dalla seconda elezione successiva all'entrata in vigore della riforma, proprio per evitare che i partiti si facciano leggi su misura».
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