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Sci

“Ho ritrovato la felicità. Ora devo fidarmi degli sci”

La campionessa bergamasca Sofia Goggia ha ripreso l’allenamento sullo Stelvio ma sabato non sarà al via della stagione. Nell’infinita bacheca di vittorie e intoppi ha aggiunto due infezioni estive che l’hanno piegata ma non battuta

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Sabato sarà già ora di Coppa del Mondo, lei non ci sarà, ma sta tornando: allo Stelvio ha rimesso gli sci e ha trovato anche il tempo per fischiettare Viva la vita, così com’è. Nell’infinita bacheca di vittorie e intoppi, Sofia Goggia aggiunge anche chikungunya e parvovirus B19, due infezioni estive che l’hanno piegata ma non battuta, come ripete sempre, nec recisa, recedit.

Sofia Goggia, due mesi fa era alla fin del Mundo anche come umore, per colpa di due virus: dopo la laurea in Scienze Politiche, ora puntiamo a medicina?

«Che incubo!».

Racconti

«Il primo virus devo averlo preso a luglio, ma non ci ho fatto caso: mi son detta che era stato un periodo tosto Giochi, coppetta, laurea -, tanto allenamento fisico e quel caldo pazzesco. Ero distrutta, sfiancata. Ho anche fatto accertamenti, ma non specifici e probabilmente su un fisico allenato come il mio, non ci siamo resi conto che non poteva essere solo spossatezza».

Quindi via per il Sudamerica, come nulla fosse

«Avevo tremori, non riuscivo a fare le scale, di notte molte volte in bagno, di giorno sugli sci avevo la sensazione di non riuscire a controllare, a coordinarmi, nemmeno per superare in sicurezza qualche turista in pista. Poi è arrivata anche la difficoltà di parola».

A casa, subito.

«Con una diagnosi di infiammazione che ha colpito il sistema motorio e neurologico».

E cure?

«Tempo, pazienza, riposo e un percorso farmacologico in parte simile a quello delle crisi di epilessia. Ora sto meglio. Non devo fare altri esami, devo solo tornare me stessa, un po’ alla volta».

Ha avuto paura più come persona o come atleta?

«Ho avuto paura. Il percorso di guarigione è inedito. Se ti rompi un osso, una mano, un arto - ne so qualcosa -, hai una tabella di marcia. Magari puoi forzare con più fisioterapia e molta volontà. Questa volta è tuttora un’incognita».

Programmi ed obiettivi della stagione post olimpica sono saltati tutti?

«Vedremo. La settimana sugli sci in Sudamerica era stata buona, prima del crollo. Ora voglio tornare a fidarmi, essere lucida, coordinata per andare in velocità. Salto Soelden e spero in un buon periodo di allenamento a Copper Mountain per puntare alle gare fra fine novembre e dicembre».

Quindi la vedremo solo in velocità e ai Mondiali di febbraio?

«No, il gigante resta la base del mio percorso. È il mio mantra anche se ho avuto molti intoppi, quella è la ricetta per essere continua. Ho lavorato su questo sia con Luca Agazzi negli scorsi anni sia continuerò ora, con Gianluca Rulfi di cui mi fido da sempre».

Shiffrin farà meno slalom: vuole stimoli nuovi oltre la comfort zone.

«La capisco e approvo. È una scelta che hanno fatto anche altri: Gregorio Paltrinieri dalla piscina si è buttato in acque libere per ritrovare sensazioni ed anche successi».

Quindi, la vedremo in slalom

«Ma loro sono forti in tutto. Io, dopo questi virus, devo semmai ritrovare la mia comfort zone».

Sente questa stagione come una last call?

«Sento che ho ritrovato la felicità, sugli sci, senza paura. Questa è sempre una vittoria».

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