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Sci

“Non mi spaventa il ritiro, ma convivere col dolore”

Nei prossimi giorni alla Festa del Cinema di Roma sarà presentato il docufilm di Federica Brignone “L’ultima Olimpiade”. Sabato 24 ottobre si riparte da Sölden senza di lei, che però rimetterà gli sci a breve, otto mesi dopo Cortina

Due ori olimpici e un’altra estate «Più in riabilitazione che ad allenarmi», Federica Brignone, a 36 anni, ha ancora voglia di fare l’atleta, ma soprattutto un gran bisogno di stare bene. Passa anche da qui la decisione di che inverno sarà. Se ci saranno gare o se, intanto, inizierà la seconda manche della vita, quella che i grandissimi come lei cominciano a rincorrere, ma poi quando il momento si avvicina, quasi temono.

Federica, è così?

«Io non temo il dopo, vorrei arrivarci, però, da sana. Invece la mia salute è cambiata. Oggi ci sono ancora cose che non riesco a fare. Le scale possono essere un problema, non corro, il tennis è ancora off limits».

In estate, però, l’abbiamo vista in bici, con il surf e ad arrampicare.

«Lo sport è la mia vita, non solo un lavoro: questa estate non erano i miei standard! Vorrei guarire come persona prima che per tornare atleta».

Un’estate senza neve non le era mai successa

«Ho provato a mettere gli sci a fine luglio a Cervinia. Dolore ad ogni curva. Quindi è da febbraio che non scio davvero. L’anno scorso è durato 74 giorni».

Giorni d’oro!

«Incredibile, impensabile: anni fa un infortunio così significava ritiro sicuro».

Già la chiamavano tigre: ora lancia il logo Be Tiger, pensato da suo fratello Davide gruppo Mancini.

«A partire da queste mie ultime difficoltà, volevamo incoraggiare chi affronta una sfida anche nella vita. Be tiger! significa dare il meglio, credere in se stessi, affrontare le paure».

A fine agosto ha tolto i mezzi di sintesi.

«Ed eccomi di nuovo convalescente, come lo scorso anno. Per certe cose stavo peggio, per altre meglio. Ora la fisio è più leggera e posso pensare alla preparazione atletica. Miglioro ogni giorno».

Al dopo sci non pensa proprio?

«Certo, ma tutto è stato così rapido. Sono arrivata in cima nella mia carriera, con la seconda coppa del Mondo nel 2025 e poi, tre giorni dopo ero in un letto d’ospedale».

Vero, ma già prima e dopo lei è la più forte sciatrice italiana.

«Non avevo bisogno di altre Olimpiadi per dimostrare qualcosa. Però, anche se ho vinto tutto è la mia natura, amo fare cose difficili!».

Che cosa vorrebbe? Una stagione intera o vincere i Mondiali?

«Avrei voluto fare tutta la stagione, anche perché per i Mondiali occorre un certo livello. Ora devo rimettere gli sci, poi se starò meglio in velocità, potrei fare quello, se mi verranno bene le curve, allora ci sarà il gigante».

Intanto Lara Gut ha detto basta. Vi siete sentite?

«Siamo cresciute insieme, ci siamo sentite e tengo private le nostre parole. Lei è stata una campionessa. Ci mancherà»

Per una big che si ritira c’è una Shiffrin che rilancia: lascia la comfort zone del suo slalom, per allungare la carriera. Strategia o buoni propositi?

«Mi è già capitato altre volte di non comprendere le scelte della Shiffrin. In passato ha fatto poca velocità quando avrebbe di sicuro vinto. Non capisco».

Fra pochi giorni a Roma sarà presentato il docufilm L’ultima Olimpiade di Federico Gariboldi e Paolo Novelli. Com’è stato interpretare se stessa?

«Non ho recitato! Ero li, ero me stessa e mi filmavano. È stato tosto e commuovente vedere la post produzione, come rivivere due volte fatica, dolore ed anche tanta gioia dall’incidente agli ori».

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