Un gruppo internazionale di scienziati ha fatto una scoperta pazzesca: i cani sentono le nostre emozioni, se siamo felici, se siamo tristi, se abbiamo paura, se proviamo rabbia. Una scoperta che vi lascerà a bocca aperta, come ha lasciato a bocca aperta me prima di dire: embè? Lo sapevamo già, soprattutto noi che abbiamo cani, ma in generale chiunque, d’altra parte il cane è il migliore amico dell’uomo (non sempre, purtroppo, l’uomo è il migliore amico del cane).
Averne le prove, tuttavia, non è così semplice come sembra. Non so se vi è mai capitato di portare il vostro cane a fare una risonanza magnetica, per esempio (a me sì, ultimamente, cinquecento euro, li mortacci loro), e affinché sia possibile è necessaria un’anestesia totale, a meno che il vostro cane non sia così addestrato da stare dentro un macchinario rumoroso assolutamente immobile, figuriamoci per fargli dei test. Qualche test in passato era già stato fatto, limitandosi a rilevare quando il cane percepiva emozioni positive o negative, qui sono andati oltre.
Anzitutto il team, di tutto rispetto: il primo autore è Raúl Hernández-Pérez, neuroscienziato del Department of Cognition, Emotion, and Methods in Psychology dell’Università di Vienna, la senior author è Laura V. Cuaya, oggi nello stesso dipartimento viennese e gli altri autori sono Luis Concha, Attila Andics e Rodolfo Bernal-Gamboa.
Gli esperimenti sono stati due: nel primo hanno esaminato otto cani, mostrando loro fotografie di persone sconosciute con espressione felice oppure neutra (quindi neppure persone reali). Nel secondo sono arrivati a dodici cani e hanno mostrato volti che esprimevano felicità, rabbia, paura e tristezza. Utilizzando un’AI appositamente addestrata sono riusciti a distinguere, dall’attività cerebrale, quale tipo di espressione stesse guardando il cane.
Quando i cani guardavano un volto sorridente aumentava l’attività nella corteccia temporale e la risposta si estendeva fino al nucleo caudato (sono andato a cercarlo anche io, tranquilli, non è una coda nel cervello, sono zone coinvolte rispettivamente nell’elaborazione di informazioni complesse e nei sistemi di ricompensa). Il passo avanti rispetto a quanto sapevamo già arriva soprattutto sulle facce negative: non si sono limitati a distinguere positivo e negativo.
Analizzando l’attività dell’intero cervello, sono riusciti a distinguere la risposta prodotta da un volto impaurito rispetto a quella provocata da un volto arrabbiato o triste, e è questo che gli autori considerano il risultato davvero nuovo: la prima evidenza neurale che il cervello del cane discrimina espressioni umane appartenenti alla stessa “valenza” emotiva negativa.
Dalla risonanza, specificano gli scienziati, non possiamo concludere che il cane possieda i nostri concetti di “paura”, “rabbia”, “felicità” o “tristezza”, né tantomeno che provi quelle emozioni nello stesso modo degli esseri umani (questo glielo possiamo dire noi, senza esperimenti).
C’è anche un altro limite: i cani sottoposti a esperimento erano non solo domestici, ma anche addestrati a restare immobili dentro una risonanza magnetica funzionale, per questo il numero di soggetti è così limitato (valli a trovare dei cani a cui dici “stai fermo, devo farti una risonanza” quando perfino le persone si muovono, senza contare le claustrofobiche a cui dobbiamo dare venti Valium). Fate attenzione a questo dettaglio, perché vale per i cani randagi, e in generale per qualsiasi altro mammifero possiate incontrare: sorridere non è universale, anzi. In molte specie mostrare i denti può indicare minaccia o aggressività, in altre paura o sottomissione, a seconda del contesto. Se vi trovate davanti un cane randagio, un lupo, un orso, un leone, non sorridete (non credo vi venga spontaneo, in ogni caso non fatelo).
Infine hanno trovato anche cani che riconoscono le fotografie. I miei due cani, Candy e Ginger, due sorelle incroci tra pinscher e chihuahua e chissà che altro, non vedono niente né nelle fotografie né in televisione. L’ho chiesto al nostro più grande neuroscienziato e neuroetologo, Giorgio Vallortigara, chiedendogli una spiegazione. La risposta di Giorgio è stata scientifica e perentoria: “Te l’ho sempre detto, Massimiliano, i tuoi cani sono scemi”.
