Doublesex! Con Doublesex potrete tornare giovani signore! Almeno il vostro cervello, signore! Come se aveste vent’anni! No, un attimo, non sono Wanna Marchi. Quella voglia, quella voglia di vivere, quella voglia che c’era allora chissà dov’è! No, questo è Vasco Rossi.
Vi voglio piuttosto parlare di una scoperta scientifica, e purtroppo riguarda solo le api, l’ape più comune, l’ape domestica, Apis mellifera, nella quale la divisione del lavoro cambia con l’età: le operaie più giovani restano vicino alla regina, la nutrono e la puliscono, mentre crescendo passano alla cura delle larve, alla manutenzione e alla difesa dell’alveare, fino a diventare bottinatrici e uscire alla ricerca di nettare e polline (studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences - PNAS, coordinato da Martin Beye della Heinrich Heine Universität di Düsseldorf con Jana Seiler, Pia Ulbricht, Vivien Sommer, Sabine Metzger e Bernd Grünewald).
I ricercatori hanno studiato cellule nervose nelle quali è attivo il gene doublesex (abbreviato in dsx) e attraverso una manipolazione chemogenetica hanno ridotto selettivamente l’attività di questi circuiti nelle operaie anziane. Le api hanno allora recuperato la risposta al feromone mandibolare della regina, il quale normalmente induce il comportamento di accudimento.
Insomma, finora si poteva pensare che il comportamento giovanile semplicemente scomparisse con la maturazione, il nuovo studio suggerisce invece che resti conservato nel cervello dell’ape anziana e che venga bloccato da alcuni circuiti nervosi. Tant’è che quando i ricercatori hanno inibito le cellule nelle quali è attivo il gene doublesex, le operaie anziane hanno ricominciato a reagire al feromone della regina e a occuparsi di lei, come facevano da giovani. Quando quei circuiti tornavano a funzionare normalmente, le api riprendevano il comportamento proprio della loro età.
Per farvela breve il risultato evidenzia che la divisione del lavoro nell’alveare non dipenda soltanto dall’età o dagli ormoni, dipende anche dall’equilibrio tra circuiti cerebrali differenti: alcuni attivano un comportamento, altri lo tengono silenzioso. La società delle api non possiede un capo del personale, possiede un cervello che, con l’età, apre e chiude determinati mestieri.
Tra l’altro questo nuovo studio si inserisce in una linea di ricerca iniziata quasi vent’anni fa. Già nel 2005 e poi nel 2012 era stato osservato che api anziane costrette a tornare ai lavori interni dell’alveare recuperavano in parte capacità cognitive, alcune proteine cerebrali associate alla giovinezza e perfino aspetti della funzione immunitaria. In altre parole nelle api il ruolo sociale non è soltanto una conseguenza dell’età: può contribuire a modificarne alcuni effetti biologici.
Pensando alle api non posso non pensare al nostro Giorgio Vallortigara che ha dedicato una vita a studiare i minicervelli, inclusi quelli delle api. E anche al suo romanzo Desiderare (Marsilio), dove immagina un protagonista ossessionato dalla possibilità di ottenere nuovamente un “cervello molle”. Non semplicemente un cervello più efficiente, un cervello capace di recuperare la plasticità della giovinezza: tornare a imparare, desiderare, meravigliarsi e provare le emozioni con l’intensità precedente all’irrigidimento prodotto dall’età e dall’esperienza (di nuovo Vasco: “Cosa diventò… Cosa diventò… quella voglia che non c’è più?”).
Nel romanzo di Vallortigara (che vi consiglio di leggere, o almeno portarvelo sulla spiaggia per sembrare più intelligenti) il cervello molle è il tentativo di riaprire radicalmente la plasticità cerebrale, mentre nelle api accade qualcosa di più limitato e forse più realistico: il cervello non viene riportato interamente allo stato giovanile, diciamo che riapre uno dei programmi comportamentali che credevamo definitivamente chiusi.
Trasponendo l’idea sul piano di noi miserabili umani, resterebbe il problema che avremmo un cervello plastico e capace di provare emozioni in un corpo vecchio, converrebbe? Inoltre, da come conosco Giorgio, sessualmente molto rigido sulla sessualità umana, un gene che si chiama doublesex non gli piacerebbe. In effetti, dal nome, farebbe sospettare che non torni a essere molle solo il cervello, ma anche altro.
A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.