“Una mattina, destandosi da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto”. Sulla Metamorfosi di Kafka ha avuto da ridire Richard Dawkins, l’idea non gli è piaciuta perché se Samsa si fosse svegliato come uno scarafaggio gigante non sarebbe più stato Gregor Samsa, quindi ha solo cambiato aspetto. Scientificamente ha ragione, letterariamente si sono indignati tutti (tutti si indignano per tutto tranne quando devono indignarsi per qualcosa di serio), e intanto lo scarafaggio di Kafka è diventato un cyborg con tanto di AI, e non parlo di un film di fantascienza.
Un gruppo di scienziati della University of Osaka e della Diponegoro University, in Indonesia, guidato da Mochammad Ariyanto e Keisuke Morishima, ha sviluppato un sistema di navigazione basato sull’intelligenza artificiale per controllare gli scarafaggi cyborg. Lo studio, pubblicato sulla rivista Device, parte da un problema abbastanza semplice: gli scarafaggi sono già abilissimi a muoversi su terreni accidentati, arrampicarsi sugli ostacoli e infilarsi dove un normale robot avrebbe difficoltà, ma i sistemi usati finora per controllarli tendevano a trattare gli ostacoli come qualcosa da evitare (paradossalmente il sistema elettronico finiva per rendere meno efficiente lo scarafaggio).
Gli insetti portano addosso sensori e elettronica in miniatura e possono ricevere stimoli elettrici che ne indirizzano il movimento, però non crediate che vengano pilotati passo per passo come automobili radiocomandate. Le zampe, l’equilibrio, i riflessi e la capacità di arrampicarsi restano quelli naturali dello scarafaggio, i ricercatori piuttosto hanno aggiunto un sistema di AI, una rete neurale, capace di riconoscere in tempo reale quattro tipi di terreno: superficie piana, salita, discesa e buca. Nei test il sistema ha raggiunto un’accuratezza del 92 per cento (direi niente male, io quando mi muovo ho un’accuratezza del 50 percento se va bene).
A quel punto l’AI decide quando è il caso di impartire allo
scarafaggio uno stimolo per correggere la direzione e quando invece è meglio non fare niente. Se per esempio l’insetto incontra un ostacolo che sa naturalmente scavalcare, il sistema evita di continuare a ordinargli di sterzare e lo lascia arrampicare (sembra poco ma i precedenti sistemi di navigazione, non sapendo distinguere il terreno, potevano continuare a mandargli comandi proprio mentre stava superando l’ostacolo, facendolo esitare o deviandolo inutilmente). Con l’AI gli scarafaggi hanno percorso tragitti più brevi, impiegato meno tempo e ricevuto meno stimolazioni (l’intelligenza artificiale ha imparato anche quando è più intelligente lasciare in pace lo scarafaggio).
Vi chiederete a cosa serve, a toglierveli dalle cantine facendoli andare via da soli? Macché. Sull’uso militare (di spionaggio, come abbiamo visto in molti film, anche in Spider-Man: Far From Home, il secondo con Tom Holland, con i droni robotici forniti, va da sé, dalla Stark Industries), tuttavia l’obiettivo dichiarato è costruire minuscoli sistemi bioibridi da mandare dove i robot normali fanno fatica: macerie dopo terremoti, tubature, spazi molto stretti, ambienti pericolosi e monitoraggio ambientale (come per ogni tecnologia dipenderà tutto da chi lo usa e con quale scopo, al di là delle intenzioni scientifiche). Uno scarafaggio ha in dotazione milioni di anni di evoluzione: cammina, si arrampica, supera ostacoli, consuma pochissima energia, e il ricercatore non deve costruire il robot: deve semplicemente convincerlo lo scarafaggio a andare dove vuole lui.
Quindi se in futuro doveste trovarvi intrappolati da qualche parte, sotto una valanga o sotto le macerie di un terremoto, e vi arriva uno scarafaggio addosso, controllate prima che non abbia uno zaino sulla schiena, potrebbe essere lì per salvarvi. Se invece siete sotto le macerie di un bombardamento pensateci bene. In quel caso forse devono lavorare su un dispositivo AI che riconosca lo scarafaggio controllato dall’amico o dal nemico. A
meno che non siate Richard Dawkins, siccome è vero che ce l’ha con lo scarafaggio di Kafka, ma si è messo a chattare così tanto l’AI da non escludere possa avere una coscienza. Ecco, Dawkins, per capire da che parte sta lo scarafaggio, ci si metterebbe a parlare, e sono sicuro riuscirebbe a convincerlo di stare in ogni caso dalla sua.
