Scopelliti "doppia" Loiero: "Abbiamo sconfitto il malgoverno della sinistra"

La sostanziale tenuta del Pdl e della lista civica rende quasi ininfluente l'apporto dell'Udc. Dimezzato il Pd

Roma - «Siamo stati uno tsunami contro il loierismo. È il più bel segnale da una terra martoriata e mortificata». Esordisce così il vincitore Giuseppe Scopelliti, nuovo governatore di centrodestra della Regione Calabria. I sondaggi lo indicavano come favorito, ma nemmeno lui immaginava uno sfondamento oltre la soglia del 60 per cento considerato che gli avversari erano due: l’uscente Loiero per il Pd e l’imprenditore Callipo per l’Idv.

Il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, suo sostenitore, gli ha telefonato per manifestargli il proprio entusiasmo: «Ciao Giuseppe, siamo in diretta di fronte a venti telecamere, ti chiamo per farti gli auguri della vittoria! Complimenti!». A soli 44 anni Scopelliti ha già una vita politica dietro le spalle: segretario nazionale del Fronte della Gioventù, presidente del consiglio regionale calabrese, sindaco di Reggio e coordinatore locale del Pdl. «Non mi aspettavo un’affermazione di queste dimensioni - ha aggiunto - perché qui il centrodestra non ha mai vinto con numeri e proporzioni così grandi. E questo - ha aggiunto - mi riempie di grande responsabilità».

Ma la Calabria è una terra che non ama le mezze misure e chiunque vinca ottiene il proprio personale plebiscito. Lo stesso centrosinistra cinque anni fa si era conquistato il 59 per cento e quindi Scopelliti, primo reggino a guidare l’ente locale, è consapevole del compito arduo che l’attende. «I cittadini - ha rilevato - hanno bocciato una pessima gestione ed hanno dato fiducia ad un’alternativa di governo, ma ora inizia la vera sfida». Un merito, il governatore se lo può già ascrivere: la sostanziale tenuta del Pdl e della lista civica rende quasi ininfluente il 9% dell’Udc.

Dall’altra parte della barricata, invece, è in corso uno psicodramma collettivo. Il Pd è crollato al 16% quando Ds e Margherita potevano contare su una base del 30% circa, l’Idv ha quasi dimezzato i propri voti. Loiero è esterrefatto: «Vince la destra e non riesco a capirne le cause». Poi, però, qualche indizio lo ha fornito. «Abbiamo avuto conflitti interni incredibili e siamo partiti in ritardo», ha precisato riferendosi alla tarantella delle primarie rinviate più volte dal Pd per costringerlo a fare un passo indietro e cercare di agganciare l’Udc.

Il terzo incomodo Callipo s’è dichiarato «soddisfatto», ma Tonino Di Pietro già reclama: «Loiero ha subito una sconfitta pesante perché rappresenta un valore perdente, mentre Callipo era un valore aggiunto. Il Pd ne tragga le conseguenze perché noi l’avevamo avvertito per tempo». La gente, quella che è andata a votare (in Calabria il 59%), si aspetta che Scopelliti cambi la faccia della Regione come ha cambiato quella di Reggio: da capoluogo degradato a perla dello Stretto. Un’impresa che gli è valsa il titolo di primo cittadino più amato d’Italia assieme al leghista Tosi e al pd Chiamparino. «Riscattare la terra» non lo spaventa. E non è un caso che anziché dedicarsi ai festeggiamenti abbia trovato il tempo per ribadire che «manderemo a casa tutti i manager della sanità che hanno dimostrato incompetenza» e che «non esisteranno più clientele e amicizie, premieremo gente di qualità mettendo da parte logiche perverse: la salute dei cittadini non è né di destra né di sinistra».

Il cambiamento di Scopelliti deve giocoforza partire da qui, da una Regione costretta a utilizzare un miliardo di fondi Fas destinati alle infrastrutture per ripianare il buco nero di una sanità che offre ai cittadini ospedali nei quali si rischia di morire anche per le operazioni più semplici. Da una Regione che ha speso solo il 5% dei fondi comunitari a essa destinati. «La Calabria adesso guarderà al Mediterraneo, allo sviluppo che potrà darci benessere proprio grazie alla nostra baricentricità nell’area mediterranea», ha promesso.

I parlamentari locali del Pdl gioiscono. La Calabria, per Jole Santelli «ha ancora voglia di sognare». Per il senatore Tonio Gentile è stata una vittoria «contro i poteri forti». Ma il potere più forte di tutti in loco, quello della ’ndrangheta, Scopelliti lo dovrà combattere assieme al ministro dell’Interno Maroni.

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