La nuova scuola inventata dai professori

Nonostante insulti e stipendi da fame arriva il fai-da-te dei prof: cosa fanno per uscire dal letargo

Un tempo appartenevano alla stessa classe sociale dei farmacisti, in città erano una voce autorevole e tutti li rispettavano. Oggi i professori sono bistrattati e, sempre più spesso, bullizzati. A Vimercate una docente è stata presa a sediate, a Varese una mamma ha sputato addosso alla prof che aveva rimproverato il figlio per un ritardo a scuola. E ancora, la cronaca racconta di insegnanti messi all'angolo e minacciati con il taglierino dopo un brutto voto, riporta di insulti e di accendini sventolati davanti al volto per un'interrogazione andata male. Tanto che l'Italia, in base ai risultati della seconda edizione dell'indagine Global teacher status index, è il Paese europeo che meno considera il ruolo degli insegnanti.

Mettiamoci anche gli stipendi bassi (guadagnano meno rispetto a tutti gli altri comparti pubblici), le graduatorie estenuanti, il precariato infinito e la meritocrazia mai applicata dietro la cattedra. Viene da chiedersi: ma chi glielo fa fare? Eppure, fra tanti insegnanti demotivati, c'è anche una nutrita schiera di prof che ancora hanno addosso il sacro fuoco. E che cerca di realizzare la scuola dei sogni svincolandosi da burocrazia, supplenze a singhiozzo, aumenti irrisori in busta paga. Va molto più veloce di una Riforma e viaggia oltre lo stretto programma scolastico ministeriale. Facendo scoprire ai ragazzi che no, non tutti i prof sono dei marziani in naftalina. Che la scuola parla la loro stessa lingua e non sempre è rinchiusa in una bolla senza tempo. Che apprendere non vuol dire solo evidenziare capitoli «da pag. a pag.» ma significa gustarsi quello che si studia.

I prof alternativi

Per instaurare un rapporto nuovo con gli studenti, Enrico Galiano, prof di lettere in una scuola di periferia, si è inventato un blog. Lui, leva 1977, originario di Pordenone, è anche autore di libri parecchio amati dagli adolescenti (l'ultimo è «Eppure cadiamo felici»). Ora ha deciso di cimentarsi con i social e ha realizzato la web serie Cose da prof mettendosi in gioco in prima persona, come attore: in video mordi e fuggi, che hanno collezionato oltre un milione di visualizzazioni, racconta le varie gag scolastiche e con ironia fa la caricatura a tutti, studenti secchioni e bulletti, professori che si credono paladini stile Attimo Fuggente e classi che ascoltano la trap con le cuffiette mentre il prof illuminato cerca ingenuamente di rapire i loro cuori con l'Infinito di Leopardi.

«Ho voluto mostrare un'altra faccia, più giovane, di noi docenti - spiega Galiano - e con ironia ho voluto far vedere anche il punto di vista di chi sta dietro la cattedra. Ho rappresentato situazioni in cui tutti gli studenti si possono ritrovare, ho raccontato le nostre mattinate in classe. E loro hanno tanto bisogno di identificarsi, di azzerare la distanza con l'insegnante». Non solo. Il prof ha infranto regole e predelle e ha trasformato i suoi allievi in «teppisti della poesia»: li ha fatti uscire dalla scuola, portandoli in giro per la città a tappezzare i muri di fogli con le loro poesie e gli aforismi che li hanno colpiti e che si sono trascritti sul diario o sulle bacheche social. Una liberazione dell'anima che dimostra come serva poco per infrangere uno schema e personalizzare ciò che si studia.

Anche Aldo Andreano, ex rappresentante di libri per una casa editrice scolastica, ha cercato di svecchiare la scuola. Ha creato un nuovo circuito per velocizzare i tempi e rendere un po' più snello il confronto tra professori. La sua start up si chiama ScelgoLibro ed è una sorta di Tripadvisor dei libri di testo, un sito su cui i docenti di tutte le scuole possono recensire le nuove edizioni dell'eserciziario di matematica o dell'antologia di italiano. E scegliere quali libri consigliare ai ragazzi mettendo un po' di ordine nel complicato mondo dell'editoria scolastica e degli aggiornamenti delle edizioni di anno in anno.

L'Oscar sulla cattedra

Per alimentare il dialogo tra i prof italiani, Andreano ha anche aperto il sito www.youreduaction.it dove raccoglie le notizie che interessano il mondo della scuola (dall'obbligo dei vaccini agli stanziamenti del ministero dell'Istruzione) e dove ha lanciato il concorso Master prof, ideato da Daniele Manni, docente in una scuola superiore di Lecce, per eleggere il prof migliore d'Italia. Come a dire che se la meritocrazia ufficiale non funziona, almeno qualcuno ci pensa a premiare i prof meritevoli. Il riconoscimento prende spunto dal Global teacher prize, il premio Nobel per l'insegnamento, e va a scovare i docenti con più idee e più amati dagli studenti. In Italia finora non è stato fatto nulla del genere.

«Spesso si pensa che il bravo professore sia quello super digitalizzato e all'avanguardia - spiega Andreano -. Invece il bravo professore è quello che spiega dannatamente bene il latino ma non fa notizia. È quello che trasmette la passione per la sua materia al di là di strumenti tecnologici o meno. È quello che ce la mette tutta anche se non riceverà aumenti o riconoscimenti. Ed è anche quello che una mattina a caso riceverà la visita in classe di studenti che si sono diplomati 12 anni prima e tornano a salutarlo».

L'idea degli Oscar dei professori fa parte di un progetto che si articola anche in altre iniziative: dalla Settimana dell'insegnante, che quest'anno cadrà dal 6 al 12 maggio in concomitanza con la fiera del Libro di Torino, alla campagna social #ringrazia un docente. In un semplice post, gli ex studenti di tutta Italia possono ricordare «quel giorno in cui il prof di greco li ha premiati con un sette dopo una serie infinita di 4» o quando «quella di inglese» li ha illuminati, portando la classe al parco a leggere le poesie di John Keats. Piccoli momenti di mattinate scolastiche del passato che in qualche modo restano addosso anche da adulti e tornano alla mente così vividi da voler dire grazie, anche se solo sui social, a quel prof che chissà se è in pensione o cosa. E che con una frase o un consiglio ha cambiato la vita a uno studente annoiato facendogli trovare la motivazione da adulto.

Acrobazie burocratiche

Se i momenti di gloria per i docenti italiani sono pochi (e ufficiosi), le paludi burocratiche in cui si devono destreggiare sono una costante quotidiana. La confusione pure.

Circa trent'anni fa sono state avviate le scuole di specializzazione per l'insegnamento nelle scuole superiori. E inizialmente si pensava di mettere ordine nell'accesso alla professione, perfino riducendo gli anni di precariato. Eppure da quel momento la definizione del percorso è stata oggetto di numerosi cambiamenti e ripensamenti, di riforma in riforma. Risultato: incertezza e disordine in tutto il sistema educativo.

Non ultima arriva la legge di Bilancio 2019 che potrebbe cambiare le regole dell'accesso alla professione e abolire il tirocinio triennale post concorso dopo un solo anno dalla sua attivazione. O la legge sulla quota cento che indurrà circa 30mila professori al prepensionamento rischiando di creare un problema sul turn over dietro la cattedra. I sindacati sono in prima linea anche sulla questione del rinnovo contrattuale 2019-2021 e chiedono alla Funzione pubblica la riapertura delle trattative. Ma pare che le risorse messe sul piatto siano irrisorie e di fatto i prof riceveranno un aumento di 30 euro al massimo. Ed ecco che il docente deve continuare a cercare la motivazione in altro, non certo nella carriera e nel guadagno.

Secondo un report del portale Eurydice, braccio operativo della Commissione europea in materia di istruzione, i docenti delle scuole materne, elementari e medie, dal 2009 al 2014 hanno perso l'8% del loro potere d'acquisto. Di contro, la decrescita dei salari dei docenti delle scuole superiori si aggira attorno all'1%.

Giusto per fare un paragone con i colleghi delle scuole superiori europee: in Italia un insegnante a inizio carriera guadagna poco più di 25mila euro all'anno e arriva al giorno della pensione in cui ne guadagna quasi 40mila. Contemporaneamente in Germania, la parabola lavorativa comincia con 50mila euro e finisce il percorso lavorativo con 75mila euro.

Lo dicono i dati Ocse che, al di là del mero guadagno economico, denunciano una situazione culturale molto diversa. Dicono che in Italia non si dà il giusto peso a una professione che invece ha in mano le chiavi del cambiamento sociale, della formazione delle nuove generazioni, del rilancio di un Paese intero.

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