Cronache

Se la banalità del bene può salvare un bambino

Se la banalità del bene può salvare un bambino

(...) Confesso che metto tutta la mia passione in tutto ciò che scrivo. Ma ci sono alcuni articoli che si sentono di più, sarebbe ipocrita negarlo. E uno di quegli articoli è stato proprio quello su Ale, quello in cui confessavo la mia impotenza di uomo, di giornalista e soprattutto di papà. Quello in cui raccontavo le mie lacrime terribili e silenziose. E, posso dirlo? Mi ha fatto estremamente piacere che l’abbiate percepito perfettamente: le lettere, le telefonate, le persone che mi hanno fermato per strada per parlarne, hanno capito che quello non era un articolo, ma era la fotografia delle mie emozioni. Poi, magari, capita di discutere o di non trovarsi d’accordo su un articolo. Ma sulle questioni importanti, sulle partite della vita, non ci sono sfumature.
Proprio per questo, proprio perchè non ho ancora metabolizzato tutta questa storia, proprio perchè non riesco ad essere mitridatizzato rispetto ai veleni e alle bruttezze dell’umanità, oggi ci tengo a raccontarvi un’altra storia di bambini, una storia bella.
Ed è la storia messa in piedi da alcuni nostri amici storici, di quelli che non tradiscono mai, di quelli che ci sono sempre stati vicini. E sono i volontari del Cav-i, il centro di aiuto alla vita ingauno di Albenga, guidati dagli instancabili Eraldo Ciangherotti e Ginetta Perrone, due che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Qualche sera fa ci hanno fatto un bellissimo regalo: una festa in cui si festeggiavano insieme i papà e i trentacinque anni del Giornale di Genova e della Liguria. Una festa in cui i bambini ballavano e si divertivano. Una bella festa.
Ma la loro festa dovrebbe essere quotidiana. Perchè Eraldo, Ginetta e tutti i loro amici salvano le vite, approfittando della parte bella della legge 194, che non è una legge di vita, dato che è quella sull’aborto. Ma riconosce anche un ruolo ai volontari e alla forza dell’amore.
Così, quelli del Centro di aiuto alla vita di Albenga si mettono in ascolto, tutto l’anno, tutti i giorni, nella loro sede di via Trieste 18/1 (telefono 334/9747885; numero verde nazionale 800/813000; mail centroaiutovitaingauno@ilgiornale.it[NOTE][/NOTE]; per offrire contributi conto corrente intestato a Centro aiuto vita ingauno presso Banca Carige agenzia numero 200 di Albenga codice Iban IT07W0617549250000001842880 e ci sarà anche la possibilità di destinare il 5 per mille con il 730), dal primo settembre al 31 luglio (e in agosto al telefono) il martedì dalle 11 alle 13, il giovedì dalle 9 alle 12 e il venerdì dalle 16 alle 18.
Capisco che i particolari tecnici non siano eccitanti. Ma, mai come questa volta, sono importanti. Così come raccontare cosa fanno Eraldo e i suoi fratelli di passione civile e umana: ad esempio raccolgono vestiti premaman, indumenti per bimbi, accessori per lattanti, alimenti e tutto quello che serve ai neonati, dai lettini alle carrozzine, passando per i seggiolini. Ma, soprattutto, sono una specie di pronto soccorso che interviene quando la vita è in pericolo. Aiutando le mamme che hanno problemi a portare a termine la gravidanza o permettendo il parto in ospedale anche a chi non ha intenzione di tenersi il bambino.
Oltre al sostegno in materiali, cibo e vestiti, il Cav-i prevede anche un aiuto economico, il progetto Gemma che è una forma di adozione prenatale a distanza. Per diciotto mesi, dal terzo mese di gravidanza al primo compleanno, viene erogato alla mamma che ha deciso di non abortire un contributo mensile di 160 euro, offerto da sponsor che credono nella vita e nella sua difesa.
Sul volantino di Eraldo, Ginetta e dei loro amici, c’è uno slogan: «Noi combattiamo l’aborto con l’adozione. Se una mamma non vuole il suo bambino, lo dia a me, perchè io lo amo».
Sono parole di Madre Teresa di Calcutta. Sono parole che riconciliano con l’umanità. Sono parole che Ale meritava di sentire.

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