Sentenza Fia, spunta una gola profonda Renault

Mancava solo lei: la gola profonda. È spuntata ieri sera, verso le 19 e 30, quando novanta pagine in inglese burocratico hanno invaso la posta elettronica. Interrogatori, telemetrie, sbobinamenti vari delle comunicazioni in pista tra Nelson Piquet e il box Renault. La Federazione dell’auto e il signor Max Mosley hanno inviato il plico con le motivazioni della sentenza che ha radiato Flavio Briatore dall’automobilismo e incredibilmente salvato la Renault e il pilota un po’ killer e un po’ kamikaze Piquet. Novanta pesantissime pagine da cui, giusto per infierire, solo dopo l’ottantesima è emerso qualcosa di leggermente nuovo. Leggermente perché, di fatto, la posizione di Flavio Briatore non cambia. Ad accusarlo solo parole e parole e neppure l’ombra di un vero fatto.
Ma tant’è. Questa è l’amministrazione della giustizia nel mondo itinerante della F1. Ottanta pagine per ripercorrere ciò che fin dal week end di Monza era emerso, ovvero i bla bla di Piquet accusatore per l’incidente di Singapore e quelli del box, e le varie lettere, quella di Briatore al brasiliano e suo padre ad esempio, e le relazioni degli investigatori sempre e solo incentrate sulle dichiarazioni di Nelsinho. Quindi le accorate e autoflagellanti scuse della Renault, e infine, e finalmente, gli attesi risultati delle indagini interne eseguite dalla Casa francese e sventolate lunedì al momento del verdetto. Ebbene: l’inchiesta in seno alla squadra non ha portato a nulla se non, ad un certo punto, alla comparsa di una «gola profonda» che però non è assolutamente coinvolta nella vicenda - si sono affrettati a precisare in Renault - che giura di aver sentito «Piquet junior dire a Symonds (il direttore tecnico della squadra, ndr), dopo le qualifiche del sabato», che magari era il caso di fare un incidente, visto che partiva indietro, questo il senso.
Per cui, ancora parole, stavolta addirittura coperte dall’anonimato. La Renault ha infatti chiesto e ottenuto da Mosley di poter evitare di rivelare l’identità del testimone. Provvidenziale collaboratore subito ascoltato dagli inquirenti Fia. Fatti concreti, pistole fumanti? Ancora zero. Non solo: a ben leggere il plico, la posizione che si aggrava di più è quella del pilota: la gola profonda ha infatti confermato quanto detto da Symonds, e cioè che a parlare del possibile fattaccio era stato il ragazzo. Per cui un ispiratore ed esecutore graziato e potenzialmente rispedito in pista, visto che già da domani potrebbe correre, se solo troverà un pazzo che gli affiderà un’auto.
A onor del vero, le ultime dieci pagine della documentazione spiegano anche perché Symonds si è preso una radiazione a tempo determinato (cinque anni) mentre patron Briatore è finito alla gogna ed è stato radiato anche da se stesso, tanto ha infierito la mannaia federale. Dalla documentazione emerge che il manager italiano ha sempre negato qualsiasi addebito; emerge che i due uomini coinvolti sono Symonds e Piquet; emerge soprattutto che il tecnico inglese, in una lettera inviata al Consiglio mondiale, fa mea culpa non per aver ordito il piano, ma per non aver disinnescato il brasiliano dopo aver sentito la sua proposta. E aggiunge: «Si è detto che la strategia adottata su Alonso era inusuale. Non è vero: era nuova e motivata da altre ragioni (ed elenca i perché citando vari precedenti, ndr)...». E poi: «Riguardo agli aspetti di sicurezza legati all’incidente, preciso che Nelson quella sera era totalmente nelle mani di se stesso perché, ovviamente, io non discussi con lui il modo di fare l’incidente... e certamente non mi sarei aspettato che agisse in un modo imprudente».
Risultato di tutto questo? Piquet scagionato e Symonds quasi perdonato. I fatti? Pochini. Le parole? Tante, soprattutto quelle di chi ha cercato di salvarsi. Non parla, invece, Flavio Briatore. Anche ieri in silenzio. Attende, studia, valuta come iniziare, uno ad uno, a togliersi i molti sassolini, chiamiamoli macigni, finiti nelle sue scarpe griffate. Davanti a lui molte possibilità d’azione. La prima già intrapresa e annunciata in quel di Monza: causa civile contro i Piquet per falso e tentata estorsione. La seconda: portare in tribunale anche la Fia visto che l’ha estromesso come un reietto dal Circus (non ci potrà neppure mettere piede), intimando ai piloti gestiti dalla sua società di abbandonarlo altrimenti non potranno più correre. La terza: visto che tutti i team saranno molto preoccupati da questi processi basati solo sulle parole di pseudo pentiti o gole profonde, chissà mai che la Fota, l’associazione dei costruttori (di cui Briatore e il presidente della Ferrari, Montezemolo, sono i pilastri) non rispolveri di nuovo l’idea di un mondiale alternativo?