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Serialità

“Melania Rea”, una vita da ricordare

Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma la serie tv che ricostruisce il caso della giovane donna uccisa nel 2011 da Salvatore Parolisi con 35 coltellate. Su Hbo Max dal 6 novembre

Serie Melania Rea

All’epoca, nel 2011, non si usava ancora la parola «femminicidio». Ma l’uccisione di Melania Rea ad opera del marito Salvatore Parolisi è stato uno dei primi grandi casi mediatici e giudiziari che hanno portato a introdurre il reato anche nel codice penale. Ma i registi e produttori della serie tv Melania Rea dedicata alla giovane donna massacrata con 35 coltellate (a Ripe di Civitella, nel Parco nazionale d’Abruzzo) non hanno voluto ripercorrere l’eco giornalistico e morboso che si scatenò attorno al delitto, si sono concentrati invece sul racconto della vita della ragazza e su come rimase vittima di una relazione tossica e violenta. Disponibile su Hbo Max dal 6 novembre, prodotta da Stand By Me, la serie in quattro episodi sapientemente diretta da Stefano Mordini, è stata presentata ieri alla Festa del Cinema di Roma che quest’anno è in collaborazione con il Mia Market (Mercato internazionale audiovisivo).

A dare volto e voce a Melania è Maria Esposito, diventata notissima come protagonista della serie Mare Fuori. Il marito Parolisi è interpretato da Daniele Rienzo e il fratello di Melania, Michele, da Francesco Rungi. «In questa serie ho messo tutto il cuore - racconta la giovane attrice napoletana - io personalmente non ho mai vissuto esperienza di relazioni tossiche. Sono fortunata, ho una famiglia meravigliosa e sono profondamente innamorata di Silvia (Silvia Uras, cantautrice e creator con cui ha un legame da due anni, ndr) e spero un giorno di fare una famiglia con lei. Però so che esistono ancora oggi tante relazioni distruttive e spero che questa fiction possa servire alle donne a capire i segnali, a fermarsi un attimo prima, a scappare finché sono ancora in tempo».

A spiegare la scrittura della serie è la sceneggiatrice Doriana Leondeff: «Siamo partiti da una lettera struggente che Melania scrisse pochi mesi prima di venire uccisa, si addossava ogni responsabilità del fallimento del suo matrimonio, invece l’unica sua colpa era quella di aver creduto al principe azzurro. Ci ha fatto capire in che modo alcune donne restino intrappolate in relazioni malate e violenze psicologiche che le portano fino alla morte». Il regista Mordini racconta invece come sia difficile portare sullo schermo una storia vera. «Per poterle dare vita sullo schermo bisogna ragionare come se non si sapesse già il finale che purtroppo sappiamo. Abbiamo usato moltissimo materiale giudiziario, confrontandoci con la famiglia e facendo grande attenzione al loro dolore». Infatti il messaggio più struggente arriva dal fratello di Melania, Michele, che chiede «a chi guarda questa serie una cosa semplice ma per me fondamentale: non considerate quella di Melania soltanto una storia da vedere, ma una vita da ricordare e una lezione da custodire. Mi auguro che questa storia possa aiutare a comprendere quanto sia importante riconoscere i segnali della violenza. Non giustificare mai il controllo, la paura e la sopraffazione».

Daniele Rienzo spiega come sia stato difficile dare il volto all’uomo che ha tolto la vita a Melania: «Mi ha portato via molte energie entrare nella testa di una persona così tanto lontana da me, ma mi ha aiutato anche a capire come si innestano certi tremendi meccanismi». La serie ha il patrocinio di Fondazione Una Nessuna Centomila. Anche Big Mama ha voluto dare un contributo scrivendo e cantando il brano inedito Cicatrice, che accompagna i titoli di coda dell’episodio finale.