Sfrattata da via Ventura la scuola araba «Il Comune ci trovi una sede più grande»

LA STORIA È già il terzo anno d’attività dei corsi, centinaia i diplomati riconosciuti dal Cairo

La scuola araba bilingue sfrattata da via Ventura. Cambierà sede entro il 2009, e aspetta che il Comune metta a disposizione un plesso non più utilizzato così come è avvenuto recentemente per la scuola ebraica. Lo sfratto è stato richiesto dalla proprietà, l’Enaip, un ente di formazione vicino alle Acli, che deve utilizzare i locali di via Ventura per nuove attività dell’ente.
D’altra parte il plesso era diventato insufficiente per gli stessi immigrati, quasi 200 dalla materna alle medie, per lo più di origine egiziana. Verrà accolta dunque la richiesta di una nuova sede? Certo che, soprattutto dopo recente la visita a Milano del presidente della repubblica egiziana, dovrebbero essere superate le difficoltà di rapporti che si erano riscontrati all’origine della scuola, che cercava di dare un’alternativa a quella di via Quaranta.
Dovrebbero, insomma, essere caduti tutti i timori che venivano sollevati nei confronti di un servizio che aveva caratteristiche più religiose che scolastiche. Via Quaranta infatti era una sorta di moschea. Un centro islamico che marginalmente dava ai bambini anche una forma di istruzione. Un’istruzione assai carente, tanto da indurre l’ex direttore scolastico regionale Mario Dutto a cercare in collaborazione con Comune e provincia un’alternativa seria.
La scuola di via Ventura aveva avuto appunto questo scopo. Una scuola particolare. Una scuola araba bilingue, basata sull’intreccio di programmi egiziani e italiani, con docenti italiani e arabi.
Quest’anno per la terza volta centinaia di alunni immigrati hanno così potuto concludere l’attività didattica non solo con la promozione sancita dal ministero dell’istruzione del Cairo, ma anche con l’idoneità riconosciuta dal nostro ministero. Le disfunzioni e le polemiche suscitate dall’esperienza di via Quaranta, insomma, sono ormai soltanto un brutto ricordo. Un’esperienza che i gestori del nuovo istituto hanno peraltro sempre condannato. La scuola bilingue è diventata una realtà sempre difficile che tuttavia si vuole continuare. Tanto più che la domanda di iscrizioni è in continua crescita, ma la struttura di via Ventura non era più in grado di soddisfare.
Per questo si cerca una sede più grande. Dove? La ricerca è stata portata avanti finora anche in collaborazione con la Provincia che in un primo tempo aveva individuato alcune strutture non utilizzate da mettere a disposizione.
Collaborazione interrotta peraltro anche per le elezioni che nel frattempo sono intervenute per palazzo Isimbardi. La nuova sede si rende necessario non solo per ovviare allo sfratto ricevuto, ma anche per incentivare le iscrizioni, sola possibilità per sostenere sul piano economico un’esperienza che finora ha dovuto far fronte a difficoltà non indifferenti risolte dagli immigrati più abbienti. Normalmente infatti le rette sono ampiamente al di sotto di quelli che si richiedono in una normale scuola privata, perché gli utenti hanno possibilità finanziarie ridotte.
E l’aumento degli iscritti sarebbe l’unica via d’uscita. Sempre che Comune o Provincia siano disponibili a collaborare. Sarebbe anche questa rispetto al passato una novità di non scarso rilievo.
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