Signor Englaro, risponda a due domande

Tutto il rispetto al dolore di papà Beppino. Ma prestarsi allo show mediatico dopo la morte della figlia rischia di favorire coloro che vogliono strumentalizzare una vicenda "privata" in chiave politica e ideologica. Testamento biologico: sit in in di girotondini e radicali

Signor Englaro, risponda a due domande

Ieri sera Beppino Englaro è stato ospite da Fabio Fazio a Che tempo che fa per parlare non tanto di quel che è successo, quanto di quel che succederà: e cioè di come sarà la legge sul testamento biologico che il Parlamento si appresta a varare. Fazio ha condotto l’intervista come fa sempre: con grande maestria.
Al signor Englaro sono però mancate un paio di risposte, che ci permettiamo ora di sollecitare con altrettante domande. La prima. Beppino Englaro ha sempre detto che, morta (anzi, «liberata») Eluana, sarebbe sparito. Non avrebbe più detto niente. Né tantomeno avrebbe usato politicamente la sua vicenda. «Il silenzio, voglio solo il silenzio», ha sempre chiesto anzi invocato, fin dal giorno in cui sua figlia è entrata nella casa di riposo La Quiete di Udine. Per anni, Englaro ha detto che l’unico scopo della sua vita era quello di dare esecuzione alla volontà di Eluana, la quale mai avrebbe voluto essere tenuta in vita in simili condizioni. Ottenuta giustizia per sua figlia, si sarebbe ritirato in buon ordine. Invece, da quel giorno è impegnato come testimonial di tutti coloro che vorrebbero leggi più liberal in materia di testamento biologico e, diciamolo pure anche se la parola ieri sera è stata tabù, di eutanasia. Ha fatto dichiarazione di fede socialista (e in particolare di adesione alle battaglie di Loris Fortuna) in un’intervista al Corriere della Sera, ha dato man forte al disinteressatissimo milieu di MicroMega intervenendo ieri alla manifestazione anti-governo-Berlusconi, infine appunto è apparso a Che tempo che fa per contestare un disegno di legge che il Parlamento sta discutendo, e che per lui è «barbarie».
Padronissimo di cambiare idea, signor Englaro, ma vuole spiegarci perché ha deciso di non rispettare la consegna del silenzio? Sarebbe nel suo interesse rispondere, visto che c’è chi insinua - come il sottosegretario Eugenia Roccella - che la sua battaglia per Eluana è stata in realtà, fin dall’inizio, una battaglia politica.
Seconda domanda, attesa invano ieri sera. Lei, signor Englaro, per tutta l’intervista si è appellato a due sacri principi: la Costituzione e la Scienza. Ha detto che per la Costituzione ogni cittadino ha diritto di chiedere l’interruzione delle terapie che lo tengono in vita, e che per la Scienza anche l’idratazione e l’alimentazione sono di fatto «terapie». E dunque le chiediamo: se queste sono le sue convinzioni perché ha lasciato sua figlia per quattordici-anni-quattordici alle cure delle suore Misericordine? A quelle suore che furono fondate da un arciprete di Monza, Luigi Talamoni, che volle dare loro il mandato di assistere ogni malato partendo dal presupposto che la vita è sempre e comunque sacra? Lei, signor Englaro, aveva facoltà legale di scegliere dove e come far assistere sua figlia. Della quale era pure, per legge, il tutore. Perché, fra le tante possibilità, ha scelto proprio le suore Misericordine?
So bene, anzi benissimo, che porre queste domande comporta l’arruolamento fra gli sciacalli, fra i «senza misericordia» che non capiscono il dramma personale del signor Englaro. Il papà di Eluana ha avuto dalla vita un tale carico di sofferenza che lo rende automaticamente impermeabile a ogni giudizio e perfino a ogni critica. Però questo non deve diventare un impedimento a ogni domanda che non rientri nel politically correct. Personalmente, non mi stupisco dell'incoerenza di Beppino Englaro. Aveva detto che si sarebbe ritirato in silenzio e invece sta diventando l’alfiere di una battaglia politica? Non lo critico. Anzi, lo capisco. Chi perde un figlio spesso trova, o meglio cerca consolazione in una «battaglia» in nome del figlio. Probabilmente Englaro oggi sta riempiendo un vuoto battendosi per una legge che, dal suo punto di vista, aiuterà chi si trova nelle stesse condizioni in cui si è trovato lui. Ma sarà possibile dire che qualcuno lo sta usando come cavallo di Troia? Sarà ammesso dire quello che non si può dire, e cioè che Eluana Englaro è stata considerata non come una persona, ma come un simbolo per una battaglia ideologica? Non lo diciamo noi, lo ha scritto il professor Maurizio Mori (che ci verrebbe da chiamare Memento Mori) in un libro in cui paragona Eluana a una «nuova Porta Pia» per spazzare via il senso del sacro dalla vita. Libro prefato da Beppino Englaro.
Il papà di Eluana ieri sera da Fazio è stato come lo abbiamo sempre visto. Un uomo segnato dal dolore, e come tale impossibilitato al minimo sorriso. Non tutti coloro che hanno figli in coma hanno fatto le sue stesse scelte: ma nessuno ha il diritto di contestarlo né di spiegargli come ci si comporta in questi casi. È una vicenda terribile, ed è vero che più la scienza è in grado di allungare la vita, più dobbiamo interrogarci su qual è il confine tra dovere di cura e accanimento terapeutico. Però una cosa ha fatto impressione, anzi ha fatto un po’ schifo, nella trasmissione di ieri. Ed è il marchio di infamia che è stato appiccicato a tutti coloro che avevano opinioni diverse da quelle dei fautori dell’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione. Fazio ha parlato di «violenza inusuale e primordiale», poi di «orribili eccessi di insulti», infine ha citato le parole di Saviano, secondo il quale il Paese deve «chiedere scusa a Beppino Englaro». Ma sì, ci sono stati eccessi. Chi ha dato dell’assassino o del boia a Englaro è indifendibile.

Ma vogliamo dire che tra gli «orribili eccessi» c’è anche il dare dei «barbari» a chi la pensa diversamente? E soprattutto il dire che «sono imperdonabili» le suore che per quattordici anni hanno curato Eluana, l’hanno lavata, alimentata, pettinata, massaggiata affinché non le venissero le piaghe? Englaro da Fazio ci ha confermato ieri sera una cosa. Che quell’uomo ha vissuto un dramma tremendo e non è giudicabile. Ma che c’è anche altro che si muove intorno a lui.

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