Silvio e la mortadella: "Non c’è pericolo"

Berlusconi, ospite della Coldiretti, gira per il parterre con il vassoio in mano offrendo a tutti carne suina e insaccati. Al suo fianco gli esperti: "Gli italiani possono stare tranquilli". Il ministro Zaia: "Ma quale influenza suina, l'influenza è solo mediatica"

Silvio e la mortadella: "Non c’è pericolo"

Roma Va al contrattacco, Silvio Berlusconi. Prima di mangiare mortadella - a sostegno del suino nostrano - e girare per il parterre col vassoio in mano, in veste di cameriere. E lo fa alla sua maniera, provando a sgonfiare l’ennesima polemica con una battuta. Così, appena prende la parola, alla convention della Coldiretti, spiazza i presenti: «Devo chiedervi scusa, perché mi sono presentato qui senza veline...».
In platea si ride. E il Cavaliere ne approfitta: «Vi prometto che mi rifarò. Voi avete 20mila punti vendita, e siccome anche noi maschietti di sabato andiamo a fare la spesa, se avete bisogno di belle commesse sapete a chi rivolgervi». L’ironia, dunque. Qualità che bisogna possedere, secondo il capo del governo, «se si vuole fare fortuna», perché «solo chi affronta la vita con coraggio e ottimismo riesce a realizzare i suoi progetti».
La parentesi, per il momento, si chiude qui. Anche se più tardi, dal palco del Palalottomatica, il leader del Pdl tornerà sulla questione candidature. «Non ho portato le veline - rimarca - ma ho fatto alcune telefonate e ho scoperto che sono plurilaureate e hanno tanta esperienza in politica: altrimenti non le avremmo messe in lista». Detto questo, il presidente del Consiglio affonda contro due esponenti dell’opposizione. Lo fa raccogliendo le parole del presidente della Coldiretti, Sergio Marini, che, senza fare nomi, nel suo intervento se l’era presa con chi aveva definito «demagogia» o «fanciullata» la proposta di una filiera agricola tutta italiana, tema al centro dell’assemblea.
Le veline, sempre loro, rintuzza col sorriso Berlusconi, «mi hanno informato che un certo onorevole Casini ha parlato di “demagogia”. Poi mi hanno anche detto che un certo onorevole D’Alema ha definito “una fanciullata” la vostra proposta». «Io non parlo mai male dei miei oppositori, ma quando se la tirano, se la tirano...», prosegue il Cavaliere, che dà il là ai fischi verso i due «imputati».
Il premier, nel frattempo, assicura che «il governo è al vostro fianco». «Staremo con voi se ci saranno difficoltà da superare e se dovremo intervenire con dei decreti per eliminare alcuni ostacoli», aggiunge Berlusconi. Perché «noi siamo orgogliosi della nostra agricoltura e dei nostri prodotti», sottolinea, e «apprezziamo il sacrificio di chi lavora come voi». «Bisogna avere fiducia e aggredire i mercati stranieri, soprattutto quelli dei Paesi dell’est, dell’India e della Cina - spiega ancora - dove c’è una popolazione benestante e si guarda all’Italia con interesse, in alcuni casi con amore». In ogni caso, «questa crisi», da cui «possiamo uscirne prima e meglio degli altri» grazie all’export dei nostri prodotti, «ha dimostrato che la ricchezza non si fa con la finanza, ma con il lavoro, il sudore della fronte». Intanto, ripete, «il nostro sistema bancario è solido». Ma oggi «dobbiamo insistere nel chiedere alle banche di continuare a fare ciò che è necessario. Per dare a chi lavora, a partire dagli imprenditori agricoli, ciò che è necessario per sviluppare il loro lavoro e continuare la loro attività».
Dalla crisi alla tragedia del terremoto in Abruzzo. «Lasciatemelo dire, è andata bene - ribadisce -. Il mattino del 6 aprile abbiamo pensato che i morti potessero essere fra i 1.500 e i 2.000. Per fortuna invece, nonostante sia sempre doloroso, le vittime sono state 300». Grazie anche all’impegno «generoso» messo in campo dai vigili del fuoco: «Due di loro purtroppo ci hanno rimesso la vita». Nell’Aquilano, aggiunge, «c’è ancora molta paura e non ce la sentiamo di insistere per farli rientrare nelle case» considerate agibili. «Non vogliamo baraccopoli - sottolinea - e abbiamo individuato 14 aree su cui verranno costruite in tempi record, entro sei mesi, abitazioni sicure, grazie alle nuove tecnologie».
Il premier rivendica inoltre l’azione del governo portata avanti in Campania per superare l’emergenza rifiuti e ricorda: «La sinistra riteneva che una minoranza potesse bloccare la realizzazione di un termovalorizzatore od occupare una ferrovia o un’autostrada. Per noi è il contrario». Ecco perché «abbiamo fatto ricorso all’Esercito e continueremo a farlo per garantire la legalità in Italia, sempre».
Si chiude con un siparietto, con una «sfida» lanciata da Marini per stoppare la psicosi dell’influenza suina, che rischia di far crollare le vendite della carne di maiale.

Così, ai saluti finali, Berlusconi mangia sul palco un dadino di mortadella italiana, portando subito dopo il dito alla guancia come a voler dire «è buonissima». Ma non gli basta. «Dai a me, faccio io», sussurra al padrone di casa. E giù nel parterre, con tanto di vassoio, per offrire alle prime file gli insaccati-stuzzichini.

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