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Il sindaco non vuol fare la fine di san Lorenzo. E per i suoi sarà difficile parlare di discontinuità

Beppe Sala, di fronte a questo nuovo assalto al Palazzo, ha annullato in tutta fretta un'importante conferenza stampa

Il sindaco non vuol fare la fine di san Lorenzo. E per i suoi sarà difficile parlare di discontinuità
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Se Antonio Civita sia un elefante bianco destinato a sedere sui velluti rossi del Comune, come da logo nel suo simbolo, una lepre destinata solo a tirare la volata ai candidati sindaco del centrodestra o un piccione destinato ai pallini dei tiratori (franchi o avversi), sarà il tempo a dirlo. Ma non bisognerà aspettare molto, perché di certo c'è che a questo punto i tempi si sono di molto accorciati, visto che la congiunzione astrale dell'evento da lui organizzato per presentare la sua associazione "Tu Milano" e la ruvida inchiesta sulla vendita di San Siro deflagrata con le perquisizioni ai vertici di Comune e squadre, possono essere tranquillamente considerate come la vera partenza della campagna elettorale per scegliere il successore del sindaco Beppe Sala. Che ieri, di fronte a questo nuovo assalto al Palazzo, ha annullato in tutta fretta un'importante conferenza stampa. E ora c'è da chiedersi se di fronte al nuovo assalto dei magistrati che dopo aver paralizzato l'urbanistica, ora bloccano il maggior progetto della città, accetterà di rimanere ancora a lungo a rosolare come un san Lorenzo sul suo scranno di sindaco. Perché a molto sembra disposto, ma non al martirio. Così come sembra difficile che anche gli altri aspiranti al suo posto con la maglietta del centrosinistra, possano velocemente ripulirsi l'immagine e presentarsi nel segno della discontinuità. Vicesindaca compresa.

Mentre, tornando a Civita e al centrodestra, visto che anche i partecipanti a un evento non si contano, ma si pesano, non c'è dubbio che il parterre con segretari di partito, società civile, rettori e perfino il governatore Attilio Fontana, abbia parlato forse anche più delle ricette da lui proposte per curare la città. Che mai come oggi appare così malata.

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