Il Toro non ci sta. E lo urla a squarciagola. Così, quando ieri il giudice Tosel ha comunicato di avere squalificato per una giornata il capitano granata Rolando Bianchi per avere pronunciato «alcune parole tra le quali è perfettamente intellegibile un'espressione blasfema», impedendogli di fatto di poter scendere in campo domenica sera a Brescia nel ritorno dello spareggio promozione, è scattata la rivolta: prima sul web e poi per bocca del presidente Cairo. Sullo sfondo, ovvio, il timore di non giocare ad armi pari: mercoledì sera l'arbitro Damato ha annullato al 93' un gol di Arma parso regolarissimo ai più, lo stesso Bianchi è stato malmenato nei primissimi minuti della partita per poi essere "pizzicato" dal quarto uomo nella presunta bestemmia e quindi squalificato in seguito anche all'immediata richiesta di prova tv da parte di Gigi Maifredi, consulente del presidente Corioni. C'è di più, però. E così Cairo, dopo avere annunciato ricorso per la squalifica del suo attaccante, ha denunciato «l'atteggiamento del Brescia fortissimamente intimidatorio. Prima dell'inizio della partita, Mareco ha detto a un nostro calciatore appena scendo in campo picchio Bianchi. Di questo abbiamo avvertito il quarto uomo Morganti: guarda caso, al 2' e al 5' il difensore bresciano si è distinto per due colpi violenti sul nostro centravanti. Dopo essere stato ammonito si è un po' calmato, ma ha ancora detto a Scaglia so dove abiti, ti brucio la casa. È stata una vergogna: dopo due minuti di gioco c'era un rigore con espulsione a nostro favore per un intervento violento che ha costretto Bianchi a giocare tutta la partita con problemi all'occhio sinistro. L'atteggiamento del Brescia è stato violento in campo, ma anche la società sta operando per creare più problemi possibili ai nostri tifosi, non avendo ancora aperto la vendita dei biglietti». In teoria i 2.500 tagliandi riservati ai granata dovrebbero essere disponibili da oggi, sempre che dall'alto non arrivino ordini differenti. «Quanto a Bianchi - ha proseguito Cairo - non ha pronunciato alcuna bestemmia. Ha detto "zio cane" e lo proveremo anche con perizie: ho fiducia nella Corte di Giustizia Federale e non ho mai pensato di mandare in campo la Primavera. Vogliamo fare bene, vogliamo vincere sul campo e basta. Non minacciamo nessuno: questo è calcio, non una guerra. Anche se Maifredi e il Brescia hanno avuto un atteggiamento antisportivo». Accuse a cui Corioni ha replicato sorpreso: «Un presidente non dovrebbe mai rilasciare determinate dichiarazioni. Le accuse? Non esistono».
Dal canto loro i tifosi granata sono sul piede di guerra e sul web minacciano di tutto, temendo anche che la lobby delle grandi squadre preferisca il Toro in B per motivi economici: «Saremmo sgraditi in serie A - scrive un utente di toronews.
Solo lo «zio» può ridare Bianchi al Toro in finale
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