"Ero una bambina indipendente e monella. Quando mi dicevano che non potevo fare una cosa, rispondevo con una pernacchia. Facevo tanto sport, amavo il judo, avevo energia da vendere. In terza media mi sono accorta che qualcosa non andava. Non mi sentivo più padrona del mio corpo. Ho lasciato judo, ma ho continuato a fare ciclismo, non volevo fermarmi. Verso i 22 anni ho scoperto che avevo la sclerosi multipla. Il fidanzato mi ha mollata, mi hanno detto che dovevo rinunciare a qualunque tipo di sport. Ho chiuso i miei sogni nel cassetto. Ero incavolata con il mondo intero. Finché un giorno è piombato nella mia vita uno strano mezzo: l'handbike...". Il Museo del Ghisallo si prepara questa mattina alle 11 ad accogliere Roberta Amadeo, protagonista assoluta del paraciclismo internazionale, pluricampionessa mondiale di handbike con 8 titoli tra strada e cronometro. Racconterà la sua storia, la racconterà ancora perchè per molti ma anche se fosse per una sola persona la sua è un'avventura di resilienza e di riscatto, un esempio e un aiuto per tutti coloro a cui la vita, in un modo o in un latro, ha presentato un conto pesante. Porterà con sé la maglia iridata conquistata nell'ultima stagione e indossata nel 2026, accanto alla maglia rosa già custodita al Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo di Magreglio, porterà una forte testimonianza in un incontro inserito negli eventi dell'Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026, di come lo sport si possa intendere come cura e affermazione personale.
Nata nel 1970, Amadeo ha iniziato la carriera a 41 anni diventando un riferimento nella categoria H2, con due titoli europei e un ruolo attivo nella promozione dello sport come strumento di autonomia e inclusione. Vicepresidente AISM e impegnata nelle scuole, lega il proprio percorso anche all'evoluzione tecnologica della handbike e al valore della fatica come opportunità. Il suo rapporto con il Ghisallo è consolidato nel tempo e si rinnova in un incontro che unisce testimonianza personale, cultura sportiva e innovazione. Saranno presenti il presidente della FCI Lombardia Stefano Pedrinazzi e l'assessore regionale Alessandro Fermi. Ingresso libero, inizio ore 11. Sarà anche una delle ultime occasioni per visitare la mostra Montagne da Leggenda Storie di Campioni.
"E pensare che all'inizio ero restia a salire su una handbike- racconta- Poi sono balzata su, ho dato due inforcate belle toste e il mio cuore ha preso il volo. Mi sono innamorata del gesto, del vento sul viso, della fatica di usare sole le mani. Sono tornata quella bambina indipendente e monella.
Ho vinto numerosi premi, tante vittorie che non sento solo mie, ma di tutte le persone con la sclerosi multipla. Il ciclismo è uno sport di fatica, mi dicevano che era impossibile. Ho fatto una pernacchia ai limiti, e non mi sono più voltata".