Sorpresa a scuola: i precari preferiscono rimanere precari

Precari della scuola rimasti senza posto? Per loro è stato istituito un percorso privilegiato, sia attraverso un apposito decreto del ministro Gelmini che attraverso uno specifico accordo («un patto territoriale» riservato a Milano e Lombardia. Ma le domande per approfittarne sembrano davvero poche. Il percorso voluto a livello nazionale dalla Gelmini riguarda i precari abilitati inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Gli interessati dovevano presentare domanda entro lo scorso 14 ottobre per poter avere la precedenza per le supplenze brevi nelle scuole e comunque poter godere del 60 per cento dell’ultimo stipendio. Non ci sono ancora dati ufficiali (ancora una volta il cervellone del ministero non risponde), ma i sindacati che sono un banco di prova significativo, sono delusi.
«Nella scuola milanese – dice il sindacalista della Cgil scuola Pippo Frisone – si calcola che non più di un centinaio di precari abbia presentato una domanda. In tutta la Lombardia saranno al massimo 400. È la prova che nonostante i tagli in qualche modo nelle classi del nostro territorio si trova ancora da lavorare come supplenti». Secondo Rita Frigerio, responsabile della Cisl scuola, lo scarso interesse per accedere agli aiuti per i perdenti il posto dipende anche dai criteri fissati: «Ammettere ai benefici solo coloro che hanno lavorato tutto l’anno – dice – lascia scoperti molti precari. Questo criterio va allargato». Per quanto riguarda l’accesso al «patto territoriale» valido per la Lombardia per poter svolgere attività didattica sulla base di progetti delle singole scuole, la presentazione delle domande scade il prossimo 26 ottobre. Ma anche qui non pare che ci sia grande interesse. «In questo caso – continua la Frigerio – solo gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento godono dello stipendio intero e del punteggio di servizio. Gli altri no. Ed allora molti preferiscono rischiare di aspettare una supplenza ed avere tutti i vantaggi necessari per la carriera. Per questo ci sembrano davvero pochi i precari interessati. Anche qui bisognerebbe cambiare i criteri d’accesso». A fronte di 1.200 posti in palio per le attività previste dal «patto», si calcola che meno delle metà dei posti sarà utilizzata.
«Un brutto segnale – commenta Alessandro Dutto, responsabile regionale dello Snals – che rischia di vanificare uno sforzo serio per garantire uno stipendio ai precari che si sono visti negare un incarico».

Una situazione, quella milanese, assai diversa da quella nazionale, soprattutto del Sud da dove gli interessati sono sempre più restii a trasferirsi al Nord per avere una retribuzione che spesso basta appena per pagarsi l’affitto o poco più.

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