Sospendere i fondi ai Comitati celebrativi è moralmente giusto

G entile Direttore, avevo letto privatamente e già apprezzato la lettera, pubblicata dal Giornale, con cui il professor Pier Franco Quaglieni rinunciava allo stanziamento di 220mila euro deciso a suo tempo dal ministero dei Beni Culturali per sostenere il comitato nazionale per le celebrazioni di Mario Pannunzio.
Quaglieni, in qualità di presidente del Centro Pannunzio, sottolinea come i tempi di crisi impongano a tutti precisi sacrifici e una austerità tale da permetterci, in uno sforzo solidale, di superare questo momento di estrema debolezza dell’economia internazionale e nazionale. Trovo che questo atto dimostri quanto Quaglieni abbia saputo introiettare l’insegnamento morale di un vero maestro della nostra Repubblica, come fu Mario Pannunzio, autentico liberale, più citato che capito, spesso travisato da molti epigoni.
Devo dunque ringraziare Quaglieni per questa rinuncia che aiuta a svelenire un clima di inutile polemica, spesso montato ad arte. Mi permetto alcune ulteriori considerazioni seguendo il filo del ragionamento di Quaglieni. Innanzitutto, Quaglieni ci aiuta a capire quanto sia giusto un sacrificio comune, anche degli uomini di cultura, durante una crisi economica che impone riforme e un radicale cambiamento di molte delle nostre istituzioni. Quaglieni però aggiunge altro: cioè che la rinuncia ai fondi pubblici non significa rinuncia a perseguire i fini di una istituzione culturale. Già prima del previsto stanziamento del Mibac, il Centro Pannunzio si era distinto per alcune manifestazioni e convegni in grado di celebrare, sobriamente come credo giusto, Pannunzio. E altre iniziative saranno portate a termine grazie allo sforzo e al lavoro dalle associazioni che avevano aderito al comitato. E per finire, Quaglieni mi trova d’accordo quando spiega che a fronte dei risparmi, è nostro dovere sostenere con fermezza l’importanza della spesa per la cultura e per i beni culturali che, specie in Italia, non sono un onere ma un vero giacimento di ricchezza e di senso.
Per queste ragioni credo dunque moralmente giusto cancellare, per ora, i finanziamenti ai comitati nazionali, salvo quello stabilito per Cavour poiché nell’imminenza delle celebrazioni per i 150 dell’unità nazionale rappresenta a mio parere un dovere istituzionale ricordare una figura cardine del nostro Risorgimento. Più in generale, sono convinto che in un’ottica di profonda riforma, le risorse dello Stato devono essere concentrate sulle istituzioni culturali fondamentali per la Nazione, al contempo rendendo possibile e più facile alle istituzioni minori, ma non meno importanti, di trovare sostentamento con l’aiuto delle amministrazioni locali e dei privati.
Infine, l’ultima considerazione a cui già accennavo. A fronte di doverosi risparmi, sono però convinto che la spesa per la cultura non debba essere ulteriormente ribassata essendo in calo da alcuni anni e rappresentando ormai una percentuale infima del Pil, assai minore rispetto ai finanziamenti statali nel resto d’Europa. È mio compito rivedere criteri di spesa ormai obsoleti e provvedere ai sacrifici chiestimi con il massimo rigore e trasparenza, a quel punto chiedere nuove risorse cercando di far capire che l’investimento in cultura è strategico per il nostro Paese, essendo la cultura e i beni culturali un potente moltiplicatore economico che restituisce molto di più di quanto assorbe.
* Ministro dei Beni Culturali

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti