«Sparito dalle farmacie il Sinemet»

Il professor Pezzoli: «È una necessità prioritaria per i pazienti affetti dal Parkinson»

Beatrice Coppola

Ancora non si conoscono i meccanismi che provocano la malattia di Parkinson, una patologia progressiva che può portare alla perdita di autonomia e che colpisce mediamente attorno ai 60 anni.

«Mai come in questi giorni i parkinsoniani stanno male - spiega il prof. Gianni Pezzoli, presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani e della Fondazione Grigioni, l'ente senza fini di lucro che dal 1993 raccoglie risorse economiche da destinare alla ricerca scientifica per combattere il Parkinson - Improvvisamente, senza preavviso alcuno, è scomparso dalle farmacie il Sinemet 100+25, un farmaco a base di levodopa+carbidopa molto importante per i parkinsoniani perché sostituisce la dopamina cerebrale, che viene a ridursi in maniera importante in questa malattia. Il farmaco, in Italia, costa davvero poco: all'estero, dove invece viene pagato di più, non manca di certo. I pazienti sono molto preoccupati e stanno cercando un sostituto identico che, purtroppo, non esiste. Ci sono farmaci simili, come la levodopa+benserazide oppure la levodopa+carbidopa a rilascio ritardato, che ovviamente non sono la stessa cosa: la malattia di Parkinson può essere una condizione critica, che mal sopporta cambiamenti terapeutici improvvisi. Noi, dal nostro sito internet, stiamo cercando di offrire risposte e consigli a quelle decine di migliaia di parkinsoniani in cerca di una soluzione».

Un vero dramma per i malati: «Speriamo che i politici si attivino per risolvere questa grave situazione. Basterebbe alzare minimamente il prezzo del farmaco, oppure farlo produrre dallo stabilimento farmaceutico militare, visto che è una necessità strategica».

La levodopa, il principio attivo del farmaco, è estraibile dalla Mucuna Pruriens, un legume che cresce in aree tropicali e subtropicali: «Al costo di pochi centesimi al chilo di Mucuna, potremmo avere levodopa a volontà. Questa pianta in Europa non cresce e le rigide regole comunitarie pongono dei limiti all'importazione. Non è così negli altri Paesi, dove questa pratica avviene per pochi dollari al quintale. A parte gli interessi commerciali, i pazienti hanno il sacrosanto diritto di essere curati».

A parte questa incresciosa vicenda, la ricerca continua imperterrita il suo percorso.

«Analizzando la pelle, nei piccoli nervi delle ghiandole sudoripare dei malati di Parkinson, sono stati identificati i cosiddetti oligomeri, degli agglomerati di proteine che si comportano da prione, una particella infettiva, di origine proteica, che provoca malattie cerebrali gravi, come nel caso, del resto, del morbo della mucca pazza».

Cerchiamo di capire perché si formano questi oligomeri: «Dallo studio sulle coppie di gemelli, dei quali uno solo affetto da Parkinson, possono emergere le risposte. Di certo il patrimonio genetico è importante, ma poiché fra due gemelli uguali quasi sempre uno si ammala e l'altro no, dobbiamo pensare che anche l'ambiente e fattori epigenetici abbiano grande importanza. Lo si è visto anche durante lo studio del microbiota intestinale dei gemelli: il malato di Parkinson presenta spesso una disbiosi intestinale. Attraverso un trapianto fecale sarebbe possibile, probabilmente, ristabilire l'equilibrio corretto. Molti gruppi ci stanno pensando».

Per sostenere concretamente gli alti costi della ricerca scientifica si può donare il 5x1000 al Codice Fiscale 97128900152 della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson.

Per info: tel 02/66713111 - aip@fondazioneparkinson.com - www.parkinson.it.

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