Un tempo la fiaba drammatica Hänsel und Gretel era rubricata come «Wagner per bambini». La mitologia ridotta col pantografo: la cavalcata delle Walkirie diventava la rustica Cavalcata della strega, i mormorii della foresta, le tenui magie del bosco dove si perdono i fratellini. Essendo l'autore, Engelbert Humperdinck, devoto collaboratore di Wagner, questa filiazione finì per oscurare i meriti di un autentico capolavoro unica opera tedesca fra Wagner e Richard Strauss (suo primo ammirato direttore) rimasta stabilmente nel repertorio (e piena di richiami al lied popolare e anche al «nemico» Brahms). Opera ripresa molto poco in Italia. Dunque ha fatto doppiamente bene la Scala a riproporre questa fiaba di fanciulli ai giovani professori d'orchestra dell'Accademia, ai solisti della medesima e al Coro di Voci bianche scaligero (istruito da Marco De Gaspari). Meglio ancora ad affidare la regia a Sven-Eric Bechtolf (il finale del primo atto, alla preghiera notturna dei bambini nel bosco, fra lucciole e dissoluzioni grafiche, è meraviglioso e commovente!) e alla direzione di Marc Albrecht.
Direttore bravissimo che vorremmo tornasse al più presto, tanto intelligente la sua concertazione mirata a non compromettere mai le dimensioni «fiabesche», a evidenziare la sapienza contrappuntistica della scrittura, a non scavalcare i cantanti sul palcoscenico, a equilibrare le masse foniche anche quando l'apporto (la polpa) degli archi mostrava esiguità. Chi vuole porti figli e nipoti, perché la magia del teatro, oggi più che mai, è una rarità da cogliere al volo.La bacchettata
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