A Campovolo decolla la solidarietà

Tredici big della canzone sul palco, 150mila fan. Soltanto in biglietti raccolti 3,7 milioni di euro a favore dei terremotati dell'Emilia. Piatto forte i duetti: Jovanotti con Zero, Ligabue con Zucchero

A Campovolo decolla la solidarietà

Campovolo (Reggio Emilia) - Centocinquantamila persone, Zucchero che sale sul palco e in compagnia Elisa e Fiorella Mannoia oltre che di un mito della chitarra come Jeff Beck interpreta la sua canzone più religiosamente intensa, Madre Dolcissima. Già solo cosi il concertone «Italia Loves Emilia», andato in scena ieri sera nell'immensa spianata del Campovolo di Reggio Emilia, avrebbe un suo senso artistico e spettacolare, oltre a quello già noto di dichiarata coscienza civile e solidarietà. Avviato grazie a un veloce passa parola promosso da Luciano Ligabue e ripreso dai top artisti italiani, il concertone è diventato realtà in pochi mesi, con il supporto unitario delle prime undici radio dell'etere nostrano e con la partecipazione di Sky (ormai autentico terzo polo televisivo per tutto ciò che riguarda sport ed eventi) che ha battuto Rai e Mediaset mettendo a disposizione la sua piattaforma pay per raccogliere denaro per le città emiliane colpite dal sisma dello scorso maggio. Solo con i biglietti sono stati raccolti 3,75 milioni di euro.
E cosi per dare scossa ed energia e forse anche un po di consapevolezza ad una platea di giovanissimi davvero imponente, in scena sono sfilati quasi tutti i big di casa nostra, da Giorgia a Renato Zero, da Fiorella Mannoia a Jovanotti, dai Litfiba a Tiziano Ferro.

Presentati dallo slogan «Siamo tutti qui per un motivo» i “magnifici tredici” (erano uno in più, ma Laura Pausini in dolce attesa ha dato forfait) hanno offerto del loro meglio, sfoderando band al completo e autentica dedizione live sui due stage di un palco immenso, pensato per assicurare continuità ed evitare qualsiasi attesa tra un musicista e l'altro. Da tempo non si vedeva un Baglioni cosi potentemente se stesso come nelle esecuzioni di Strada facendo e La vita è adesso, mentre il Jovanotti appena tornato dalla tournée americana inizia a dimostrare i primi segni di una nuova crescita che potrà forse far bene sia alla sua scrittura che alla sua presenza sul palco.

Elettrizzante Giorgia, elegante Tiziano Ferro (con i giovanissimi in lacrime per la versione di La differenza tra me e te), irraggiungibilmente teatrale il furbissimo Renato Zero di Cercami, poetico e meno sornione del solito il Biagio Antonacci che nel bel mezzo della sua vecchia e trascinante Liberatemi chiama una ragazzina emiliana a recitare una sua poesia sul post-terremoto. Va da se che di fronte a certi nomi, il livello on stage di Liftiba, Nomadi e Negramaro è apparso forse mediocre, ma si può soprassedere anche perché comunque il meglio del Campovolo - e qui sta l'unicità dello show - lo si è visto nei duetti, nei camaleontici a volte bislacchi intrecci tra voci e canzoni improbabili: Jovanotti e Renato Zero in Amico, Ligabue e Zucchero in una tostissima Non è tempo per noi, mentre la Mannoia e Giuliano dei Negramaro hanno pure ricordato Lucio Dalla interpretando Anna e Marco in un impressionante applauso della folla.

Applausi ed emozione, intensità e concentrazione: la sensazione vissuta nelle quattro ore di show è che in tempi di magra etica, di difficoltà a trovare un bandolo, i tredici del concertone finalmente abbiano potuto dare e fare qualcosa di autentico, quel qualcosa di gratuito che sicuramente non salverà il Paese e non ridarà una casa ai terremotati, però può contribuire a ricordare che pure il ritrovarsi ad ascoltare musica ha un senso.

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