Un capolavoro da proiettare nelle scuole e nei giornali

«Nel primo emendamento, i Padri Fondatori hanno garantito alla libertà di stampa la protezione che deve avere per svolgere il suo ruolo essenziale nella nostra democrazia. La stampa doveva essere al servizio dei governati, non dei governatori». Le parole del giudice Hugo Black, a giustificazione della sentenza con la quale la Suprema Corte dava ragione al Washington Post e al New York Times, portati in tribunale dal Governo degli Stati Uniti per la divulgazione dei famosi Pentagon Papers, sono l'essenza del meraviglioso The Post (in sala dall'1/2), il film di Steven Spielberg che ricostruisce minuziosamente come si arrivò a quello storico pronunciamento. Pellicola da Oscar, perché quando Spielberg è alle prese con la narrazione di fatti storici, da talentuoso cantastorie, difficilmente sbaglia colpo. Un film che non ha una virgola fuori posto, perfetto nei suoi meccanismi di docudrama, che si avvale di due interpreti carismatici come Tom Hanks e Meryl Streep. Quest'ultima, in particolare, è probabilmente alla sua miglior performance degli ultimi anni, una che prenderebbe l'Oscar anche leggendo ad alta voce il tabellone delle partenze di una stazione ferroviaria. Qui (siamo nel 1971), veste i panni della impacciata Katharine Graham, la prima donna editrice alla guida del Washington Post, ovvero costretta a muoversi in una città dove il potere è maschile. Quando sul tavolo del suo direttore, Ben Bradlee, arriva una copia dei Pentagon Papers, le carte top secret che scoperchiavano molte bugie sull'intervento Usa in Vietnam (pubblicate in piccola parte dal Times) i due dovranno mettere a rischio la propria carriera per difendere la libertà di stampa e rivelare quanto insabbiato da ben quattro Presidenti. A rischio anche della galera. Spielberg trasforma il tutto in un potente thriller politico, calibrato, giocato sul sottile equilibrio che lega passione e verità. Dall'epilogo noto, eppure capace di calamitare l'attenzione del pubblico, sfruttando al meglio la meravigliosa alchimia della sua coppia di star. È un film che non lascia spazio alla spettacolarizzazione. Quello che interessa al suo regista è semplicemente raccontare l'incalzare dei fatti, restituendo allo spettatore la stessa tensione vissuta, nei vari momenti, dai protagonisti di quella vicenda. Da proiettare nelle scuole di cinema, ma anche in qualche redazione di giornale. Insomma, un capolavoro

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