Cate Blanchett, charme e humor alla Festa del Cinema di Roma

Il pubblico della kermesse cinematografica resta ammaliato dall'attrice, impegnata nella presentazione di un film e in una conversazione sulla sua carriera

La diva australiana Cate Blanchett è stata protagonista del primo degli Incontri Ravvicinati con il pubblico in programma alla tredicesima Festa del Cinema di Roma.

L'attrice, Premio Oscar per i suoi ruoli in "The aviator" di Martin Scorsese e "Blue Jasmine" di Woody Allen, è tra le interpreti più intense e raffinate del cinema contemporaneo e vanta collaborazioni con i più grandi, da Steven Spielberg a Peter Jackson, da Wes Anderson a Ron Howard, da David Fincher a Steven Soderbergh, da Shekhar Kapur a Todd Haynes.

A colloquio con Antonio Monda, direttore della Festa, è apparsa una creatura ironica e dotata di un'intelligenza pari al suo già celebre magnetismo.

A Roma per presentare “Il Mistero della Casa del Tempo” di Eli Roth, un film fantasy che la vede nel ruolo di maga, ha ripercorso alcune tappe della propria carriera.

"Creare un personaggio per me è un'esperienza antropologica", ha dichiarato. "Il grande piacere della recitazione risiede nello studiare che cosa muova persone spesso molto diverse da me, magari con idee politiche opposte alle mie".

In sala applausi e una piccola ovazione quando viene ricordato il film "Carol", storia d'amore tra due donne ambientata negli Anni 50. A proposito di quell'opera l'attrice confida: "mi ha sorpreso l'interesse di certa stampa per le mie inclinazioni sessuali. Eppure nessuno mi ha chiesto se fossi diventata immortale dopo aver interpretato un elfo. Quando scelgo un ruolo non conta il genere ma la persona in sé, quanto sia dotata di umanità".

Spassosi gli aneddoti affiorati nella conversazione: si va da Judy Dench impegnata nelle pause sul set a ricamare parolacce su un cuscino, alla gelosia del coniuge per Bob Dylan, alla difficoltà di mostrare trasporto per il "bruttissimo" Brad Pitt.

Se obbligata a scegliere tra cinema e teatro, ammette di preferire il secondo "perché il pubblico è più coinvolto e ogni sera è diversa. Ci sono più tensione e responsabilità".

Nonostante il fascino aristocratico da celebrità d'altri tempi, sorprende il modo in cui si diletta a versare da bere a chi l'intervista e in cui risponde calorosamente a chi dal pubblico le urla un apprezzamento.

Riguardo a "Blue Jasmine" confida di essere stata erroneamente convinta che Woody Allen l'avesse scelta dopo averla vista a teatro in "Un tram che si chiama Desiderio" e poi liquida il controverso regista definendolo "enigmatico".

Molto diverso il ricordo su Scorsese: "Quando il mio agente mi ha detto che mi avrebbe chiamata, sono rimasta mezz'ora tremante in attesa accanto al telefono e poi non ricordo nulla: so solo che quando ho risposto ripetevo “Sì” continuamente".
Per oltre un'ora, la divina Cate si è mostrata generosa eppure distante, altera e un attimo dopo affabile: una sintesi degli opposti in grado di incantare chiunque.

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