Al cinema un "Piccole donne" rinnovato ma fedele al messaggio originale

La narrazione lontana da facili sentimentalismi e l'enfasi sull'autodeterminazione femminile introducono le nuove generazioni a un classico senza tempo.

Al cinema un "Piccole donne" rinnovato ma fedele al messaggio originale

"Piccole Donne" torna al cinema in un nuovo appassionato adattamento.

Dal libro di Louisa May Alcott sono già nate cinque trasposizioni cinematografiche (nel 1918, nel 1933, nel 1949, nel 1955 e nel 1994), un cartone animato e una serie tv. C'era quindi bisogno di una nuova versione? Probabilmente sì, visto che Greta Gerwig, alla seconda regia dopo l'acclamato "Lady Bird" e, prima ancora, interprete di punta del genere indie contemporaneo, dona un punto di vista nuovo, fresco e personale sul grande classico della letteratura per ragazzi.

Siamo in America negli anni della guerra di secessione. Il titolo, come noto, allude a quattro sorelle, le piccole March: Jo (Saoirse Ronan, attrice feticcio della regista), Meg (Emma Watson, la meno incisiva), Amy (Florence Pugh), Beth (Eliza Scanlen). Ognuna è molto diversa dalle altre per carattere e aspirazioni. Meg, la maggiore, sogna un matrimonio facoltoso, Jo l’indipendenza grazie al proprio talento di scrittrice, Amy di continuare a fuggire le responsabilità e Beth di assecondare la propria passione per il pianoforte. A vegliare su di loro, la mamma (Laura Dern) e la scorbutica zia March (Meryl Streep), mentre a fare da compagno d'avventure c'è il ricco vicino di casa, Laurie (l'impareggiabile Timothée Chalamet).

La struttura narrativa adottata dalla Gerwig è coraggiosa ma, in alcuni tratti, confusionaria: il film inizia quando le ragazze sono già cresciute, poi procede con numerosi flashback che non riescono comunque a rivitalizzare un ritmo piuttosto piatto. L'estetica del racconto è molto curata e la composizione delle immagini affascinante, così come perfette appaiono le scenografie e i costumi.

A differenza delle versioni precedenti, il "Piccole Donne" di Greta Gerwig non è mai troppo lezioso e pone molto l'accento sullo spirito femminista di cui sono sommessamente intrise le pagine del libro. Delle protagoniste conosciamo le fragilità ma soprattutto le ambizioni, moderne e forti, e i palpitii legati a sogni d'indipendenza più che a vicende amorose. Un percorso di crescita rivisitato in modo che le ragazze di oggi possano immedesimarsi in conflitti, paure, desideri e rivendicazioni sempre attuali.

L'elemento di continuità tra l'esser donna di ieri e di oggi è racchiuso nel duplice aspetto meta-narrativo del film, l'intrepida e fiera Jo è infatti sia l'alter ego della sua creatrice letteraria sia della regista. Ma è il fatto che l'attenzione sia su tutte le sorelle a rammentare come le incarnazioni dell'Eterno Femminino siano diverse eppure legate tra loro: il file rouge dell'emancipazione femminile attraverso le epoche è ravvisabile in un desiderio che crea sorellanza, quello di sbocciare nonostante condizioni talvolta impervie.

In definitiva, empatia e autodeterminazione sono i due concetti chiave in cui questo "Piccole Donne" sembra augurarsi che le nuove generazioni possano rispecchiarsi.

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